Trump impone “super‑intelligence”: il nuovo linguaggio della Casa Bianca e le reazioni di Meta ed Elon Musk
Il decreto di Trump e la nuova terminologia ufficiale
Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha firmato un decreto che impone l’uso del termine “super‑intelligence” al posto di “intelligenza artificiale” in tutti i documenti e le comunicazioni della pubblica amministrazione. La decisione, annunciata su Truth Social e rafforzata da un tweet alla Casa Bianca, afferma che chi continua a usare “intelligenza artificiale” sarà considerato “un ENEMICO”.
Trump ha introdotto il cambiamento già a settembre davanti all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, sostenendo che “super‑intelligence” suona “molto meglio” e che il vocabolo “artificiale” suggerisce un’intelligenza “falsa”.
Motivazioni politiche e strategiche
Secondo il professor Jean‑Pierre Dubé, docente di marketing all’Università di Chicago, dietro la misura c’è una reale preoccupazione della Casa Bianca: temere che le riserve sull’IA possano frenare una delle principali leve di crescita economica e far perdere agli Stati Uniti terreno rispetto alla Cina. Dubé ritiene, però, che “l’idea che un semplice cambio di nome possa muovere l’opinione pubblica sia un desiderio illusorio”.
Il metodo di Trump: sondaggi su “Truth Social”
Nel suo libro “L’arte del deal”, Trump ha già dichiarato di non fidarsi delle ricerche di mercato tradizionali, privilegiando sondaggi “fatti in casa”. Per verificare la preferenza tra “super‑intelligence” e “intelligenza superiore”, ha chiesto ai follower di Truth Social di esprimersi. L’opzione “super‑intelligence” ha vinto nettamente.
Reazioni del pubblico americano
Un sondaggio dell’università Quinnipiac evidenzia una forte divisione: solo il 25 % degli elettori è soddisfatto dell’approccio di Trump all’IA, mentre il 58 % si dichiara insoddisfatto. Molti cittadini temono le conseguenze per la sicurezza, l’occupazione e la costruzione accelerata di enormi data center.
Critiche di esperti linguistici e storici
Ronald Kline, storico dell’Università Cornell, osserva che “la frase ‘super‑intelligence’ va oltre l’imitatione dell’intelligenza umana, implica addirittura il superamento”. Kline ricorda inoltre che il termine “intelligenza artificiale” è nato nel 1956 durante il Dartmouth Summer Research Project, un meeting in cui scienziati, matematici e psicologi si unirono per insegnare ai computer a “pensare” come gli esseri umani.
Jean‑Pierre Dubé aggiunge: “Se ‘artificiale’ fa già paura, ‘super’ sembra ancora più inquietante”. Il professore definisce quindi la scelta terminologica un “cattivo investimento”.
Le ragioni storiche del termine originale
Il vocabolo “intelligenza artificiale” è stato coniato per raccogliere sotto un’unica bandiera ricerche diverse: calcolatori di grandi dimensioni, algoritmi di apprendimento e modelli cognitivi. Nonostante le critiche di alcuni ricercatori, il termine è rimasto in uso, persino dopo le osservazioni di Herbert Simon, premio Nobel per l’economia nel 1978, che nel 1969 affermava che “il termine ‘intelligenza artificiale’ sembra destinato a durare”.
Meta e Elon Musk si allineano al nuovo linguaggio
Nonostante il decreto si applichi solo all’amministrazione federale, alcune grandi aziende del settore tecnologico hanno deciso di adottare il vocabolo “super‑intelligence”. Meta, guidata da Mark Zuckerberg, ha iniziato a utilizzare il nuovo termine nelle proprie comunicazioni ufficiali. Anche Elon Musk, alleato politico di Trump, ha abbracciato la terminologia, pubblicando messaggi su X (ex Twitter) che parlano di “super‑intelligence”.
Un lobbyista del comparto tecnologico ha dichiarato: “Le imprese adotteranno un approccio pragmatico nei rapporti con il governo. Difendere ‘AI’ contro ‘super‑intelligence’ non è una battaglia che valga la pena combattere”.
Conseguenze pratiche per l’industria
- Le aziende potrebbero dover aggiornare documenti legali, comunicati stampa e materiale di marketing per conformarsi al nuovo vocabolario.
- Il cambiamento potrebbe creare confusione nei rapporti internazionali, dove “AI” è ormai uno standard consolidato.
- Gli investitori potrebbero interpretare la mossa come un segnale di politiche più aggressive verso la regolamentazione dell’IA.
Il dibattito sul rischio di una “super‑intelligence”
Molti esperti temono che l’uso del termine “super‑intelligence” possa alimentare una narrativa apocalittica, facendo emergere l’idea di una tecnologia capace di superare l’intelligenza umana e di minacciare il controllo umano. Tale percezione potrebbe ostacolare la cooperazione internazionale su normative condivise e aumentare la diffidenza verso le innovazioni.
Conclusioni
Il tentativo di Donald Trump di rimodellare il linguaggio attorno all’IA con “super‑intelligence” rappresenta una strategia di comunicazione volta a valorizzare la tecnologia, ma rischia di essere contro‑producente. Le reazioni di Meta ed Elon Musk mostrano una certa adesione al nuovo vocabolario, ma gli esperti avvertono che il rischio di alimentare paure irrazionali è elevato. La vera sfida rimane quella di guidare il dibattito pubblico verso una comprensione equilibrata dei benefici e dei pericoli dell’IA, senza ricorrere a cambi di nome sensazionali.