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Tax&Legal: intelligenza artificiale e copyright, rischi e tutele per le aziende

Forbes Italia 29 ottobre 2026

Una normativa pionieristica per l’AI in Europa

Nel 2025 l’Italia è diventata il primo Paese europeo a dotarsi di una legge quadro sull’intelligenza artificiale, la quale regola anche il rapporto tra AI e diritto d’autore. La normativa, pubblicata nell’ottobre 2025, introduce principi di text and data mining, obbliga i fornitori di sistemi AI a rispettare le riserve di opt‑out dei titolari di diritti e prevede strumenti di tutela per le imprese che utilizzano l’AI nella creazione di contenuti.

Il primo episodio del podcast Tax & Legal di Forbes Italia ha approfondito queste tematiche con Massimiliano Mostardini, partner fondatore della sede italiana dello studio internazionale Bird&Bird, e Daniele De Angelis, counsel dello stesso studio, intervistati dal giornalista Antonio Ravenna.

AI per logo e brand identity: rischi e buone pratiche

Massimiliano Mostardini parte da una premessa fondamentale: l’intelligenza artificiale è davvero disruptive e incide in modo assoluto sulla vita professionale e sociale. Se un’impresa chiede all’AI di realizzare un marchio o una brand identity, i rischi legali si affrontano con gli “ammortizzatori” già presenti nella normativa, in particolare il codice della proprietà industriale.

Come ridurre il rischio di contraffazione

    • Prompt neutri e non imitativi: evitare richieste come “fammi un marchio simile a quello della Coca‑Cola”.
    • Fornire concept originali anziché copie di marchi esistenti.
    • Verifica ex post mediante ricerche di anteriorità per accertare la liceità del risultato.

Il marchio generato dall’AI sarà valutato con le leggi esistenti: sarà valido o non valido, tutelabile o non tutelabile, e potrà essere considerato una copia di altri marchi. La procedura consigliata è quindi: prompt giusti ex ante e verifica ex post.

Immagini AI per e‑commerce: responsabilità e diritti

Quando le immagini prodotte dall’AI diventano la base di prodotti venduti online, sorge la domanda se qualcuno possa contestare l’uso di opere protette nel training del modello.

Paragone con creativi tradizionali

Mostardini risponde che non c’è differenza sostanziale tra l’uso di creativi interni o agenzie esterne e l’uso dell’AI. In tutti i casi è necessario verificare se la forma realizzata interferisce con forme precedenti e se viola norme su disegni e modelli industriali. Le possibili violazioni includono:

    • Imitazione servile, configurabile come concorrenza sleale.
    • Violazione di disegni e modelli protetti dal titolare.

La tutela passa quindi dagli stessi istituti del diritto della proprietà industriale, con controlli di originalità e ricerca di anteriorità analoghi a quelli effettuati per opere tradizionali.

Il settore musicale e l’AI generativa

Il panorama musicale è stato profondamente trasformato dall’AI. Secondo Deezer, nel 2025 il 18 % degli upload giornalieri è stato interamente generato da intelligenza artificiale.

Protezione degli artisti

Daniele De Angelis sottolinea che gli artisti possono tutelare le proprie opere, facendo riferimento alle parole di Victoria Oakley, CEO di IFPI, che definisce l’uso non autorizzato di musica protetta per addestrare modelli AI una “minaccia reale e presente all’arte umana”.

Il legislatore italiano ha introdotto risposte concrete, mantenendo il principio fondamentale: non appropriarsi del lavoro altrui. Anche se la generazione è un processo di derivazione, i produttori discografici e gli autori possono integrare la tutela legale con sistemi tecnologici di protezione, come watermark e marchi.

Un caso pratico: in una causa davanti a un giudice inglese, l’output di un modello AI non ha violato il diritto d’autore, ma ha riprodotto un watermark registrato come marchio. Il giudice ha riconosciuto la violazione del marchio, dimostrando l’efficacia di tali strumenti di protezione.

Addestramento AI su materiale online: limiti e obblighi

Le aziende che desiderano addestrare le proprie AI su contenuti disponibili online devono rispettare le regole del text and data mining introdotte dalla legge italiana.

Il meccanismo dell’opt‑out

Il titolare del diritto può esercitare l’opt‑out, dichiarando in modo chiaro e leggibile dai software che il proprio materiale non può essere utilizzato per l’addestramento. I fornitori di sistemi AI devono progettare i loro strumenti per riconoscere e rispettare tali riserve.

Chi utilizza materiali generati da AI deve quindi verificare se il sistema è stato concepito per leggere le dichiarazioni di opt‑out, evitando così la violazione dei diritti esistenti.

Responsabilità tra provider e utilizzatore

Quando un’impresa utilizza un servizio AI di terze parti e riceve un contenuto che potrebbe violare il copyright di terzi, la responsabilità si ripartisce tra provider e utilizzatore.

Quando è colpevole il provider

    • Il provider non ha implementato meccanismi per riconoscere le riserve di opt‑out.
    • Il sistema produce output derivati da materiale protetto senza adeguata filtrazione.

Quando è colpevole l’utilizzatore

    • L’utilizzatore accetta l’output senza effettuare verifiche di liceità.
    • Utilizza l’output “tale e quale”, senza apportare modifiche o controlli aggiuntivi.

In entrambi i casi, la legge riconosce che l’output è sempre una derivazione, quindi la responsabilità può gravare su entrambe le parti a seconda del livello di diligenza dimostrato.

Strategie pratiche per tutelare la propria azienda

Per concludere, Daniele De Angelis indica le linee guida operative da seguire:

    • Considerare l’AI come ausilio creativo, non come autore autonomo.
    • Dimostrare che c’è stato un processo creativo umano che ha guidato l’output.
    • Utilizzare sistemi di watermark, filigrane o altri segni distintivi per rendere tracciabile il contenuto.
    • Eseguire verifiche di anteriorità e controlli di licenza prima della commercializzazione.
    • Adottare contratti chiari con i provider, includendo clausole di responsabilità per la gestione delle riserve di opt‑out.

In Italia, a differenza degli Stati Uniti dove l’output AI è spesso considerato non tutelabile per la mancanza di un controllo umano totale, la normativa italiana permette la protezione dell’output se si dimostra che l’AI ha agito come ausilio all’attività creativa della persona fisica. Questo vale anche per contenuti che vengono successivamente rielaborati dall’uomo.

Conclusioni

Le imprese che vogliono sfruttare le potenzialità dell’intelligenza artificiale devono operare con una doppia lente: creatività e conformità legale. I rischi di contraffazione, violazione di disegni industriali o di copyright musicale sono reali, ma esistono strumenti giuridici consolidati – dal codice della proprietà industriale al nuovo regolamento sull’AI – che fungono da ammortizzatori. Prompt neutri, controlli ex post, uso di watermark e attenzione alle riserve di opt‑out rappresentano le migliori pratiche per ridurre la esposizione al contenzioso. In questo modo, le aziende possono beneficiare dell’AI senza compromettere la tutela dei diritti di terzi.

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