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Studio di Anthropic: gli uomini utilizzano gli agenti di AI per la programmazione più del doppio rispetto alle donne in ricerche sociali

The Decoder (EN) 31 maggio 2026

Anthropic ha condotto uno studio per analizzare come i social scientists utilizzino l'AI, scoprendo che i ricercatori maschi utilizzano gli agenti di AI per la programmazione più del doppio rispetto ai ricercatori femmine. Gli strumenti come Claude Code, che generano automaticamente il codice, sono usati con una frequenza significativamente maggiore da coloro con tipici nomi maschili.

Difficoltà di adozione di agenti di AI per livello di carriera, genere e classe universitaria

Le differenze nell'adozione dell'AI e degli agenti di codifica variano anche in base al livello di carriera. Gli studenti PhD e i post-doc utilizzano la codifica con l'AI in misura molto maggiore rispetto ai professori. Inoltre, i ricercatori delle università top-25 utilizzano questi strumenti il 40% in più rispetto ai colleghi meno accreditati. L'uso principale riguarda la generazione di codice per l'analisi dei dati, adottato dal 97 per cento degli utenti. Solo una terza parte utilizza l'AI per la scrittura di testi.

Economisti al primo posto nel settore, ricercatori in educazione in fondo

Gli economisti guidano l'adozione degli strumenti di codifica con un utilizzo del 39%, mentre i ricercatori in campo educativo utilizzano l'AI per la programmazione solo nell'4%. La generazione del codice è l'applicazione principale con il 97% dei casi, mentre solo il 54% degli utenti di agenti di AI e il 30% degli altri utenti di AI utilizzano l'AI per scrivere testi. Gli economisti emergono come i ricercatori più versatili nell’utilizzo dell’AI, con il 50% che utilizza lo strumento anche per redigere testi.

Gli autori evidenziano che le differenze per genere, livello di carriera e classifica universitaria sono molto più evidenti nell'uso degli agenti di codifica rispetto all'utilizzo generale dell’IA.

I ricercatori vedono il potenziale per la propria produttività, ma nutrono dubbi per la disciplina

I partecipanti allo studio sono ottimisti riguardo gli effetti dell’IA sui propri output: l’88 per cento li valuta sopra la soglia di 5 su una scala da 1 a 10, e la metà valuta tra 8 o più. Coloro che utilizzano gli agenti di codifica sono addirittura più positivi dell’interiorità del gruppo. Tuttavia, i ricercatori tendono a non condividere questa fiducia quando valutano l’impatto globale sull'intero campo. Circa il 70 per cento riconosce una discrepanza tra l’effettivo miglioramento nella propria produttività e la sua percezione generale per l’intera disciplina.

Premere per l’efficienza personale ma timori di effetti collaterali

I partecipanti esprimono particolare preoccupazione per la sovrapproduzione di pubblicazioni, un eccesso che potrebbe compromettere il sistema di revisione dei pari e intensificare la competizione per l’attenzione. Esiste anche preoccupazione sull’effetto sull’attendibilità, con rischi come la selezione parziale della relazione, la pubblicazione di ricerche a basso rischio, e l’eccesso di ricerca incrementale.

Preoccupazioni supportate da dati: gli effetti non sono solo teorici

Queste preoccupazioni non sono estranee a quello che già sta accadendo in altri settori. Nel campo della ricerca biomedica, le citazioni generate artificialmente mediante l’AI sono finite in articoli che modellano le linee guida cliniche, con tassi di fabbricazione che da anni salgono in modo esponenziale.

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Conclusione

In conclusione, uno studio di Anthropic mette a fuoco una disparita importante nell’uso degli agenti AI per la programmazione in base al genere. Nonostante le grandi aspettative e il potenziale di migliorare la produttività personale, i ricercatori conservano una visione scettica sull’impatto dell’AI sull’intera disciplina. Mentre la generazione di codice è ormai uno strumento essenziale per la comunità degli scienziati sociali, le preoccupazioni per effetti collaterali e per questioni sistemiche non possono essere ignorate.

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