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Rusia è la grande assente nella gara dell’IA. Non ha né chip né talento, e il suo alleato la dà solo le briciole

Xataka 8 giugno 2026

In una competizione mondiale dove il futuro sembra dipendere sempre di più dall’Intelligenza Artificiale (IA), la Russia si mostra come una grande assente. Mentre Stati Uniti e Cina dominano la scena, con un costante sviluppo di tecnologie avanzate e modelli di punta, l’ex superpotenza sovietica fatica a mantenere il passo. Benché abbia creato alcuni modelli di IA, la Russia paga lo scotto di un isolamento tecnologico, una mancanza di chip e un esodo delle sue menti più brillanti.

I modelli di IA russi: esistono, ma non brillano

Benché poco conosciuti all’estero, la Russia ha diversi modelli domestici di Intelligenza Artificiale. Sono stati sviluppati in grande parte da aziende russe e sono in generale destinati al mercato interno, dove i modelli occidentali come ChatGPT e Claude non sono accessibili. Tre esempi principali sono:

    • GigaChat: forse il più avanzato. Sviluppato dal gigante bancario Sberbank, è disponibile via web, ma per accedervi è necessario disporre di un conto presso la banca.
    • Yandex AI, commercializzato come Alice AI, è frutto del lavoro del colosso del motore di ricerca russo, attivo ormai da anni come Google per i russi. Disponibile tramite la sua piattaforma ufficiale in inglese e russo, supporta la chat e altre funzionalità tipiche di un assistant.
    • MTS AI: l’operatore di telecomunicazioni MTS ha rilasciato di recente un modello mirato prevalentemente alle aziende e ai developer, in particolare i suoi modelli Cotype, aggiornati recentemente per supportare anche la creazione di agenti per applicazioni aziendali.

I modelli menzionati non solo sono accessibili agli utenti russi, ma si concentrano su un pubblico interno. Eppure, nonostante il loro potenziale, non riescono ad arrivare al livello dei best-in-class globali come Qwen3 o DeepSeek.

I modelli russo-chinesi: una collaborazione datata

Con il blocco delle tecnologie e dei chip avanzati provenienti dagli Usa, la Russia tenta di collaborare con la Cina, il suo alleato naturale in ambito geopolitico. La Cina ha iniziato a fornire modelli di IA russi basati sul proprio know-how, però sono in realtà versioni abbastanza datate che vengono localizzate in russo.

Un problema ulteriore è che i modelli IA prodotti in Cina applicano una forte censura, evitando argomenti politicamente sensibili e rischiosi. I modelli russi replicano lo stesso comportamento, filtrando anche i contenuti che possono essere problematici per il regime di Mosca.

Nonostante il legame strategico tra Russia e Cina, quest’ultima dedica principalmente alle sue aziende nazionali, quelle come ByteDance, Tencent e Alibaba, grandi quantità di hardware. Questo significa che la Russia, anche nell’ambito dell'IA, rimane in fondo all'elenco.

Senza tecnologie avanzate, la gara è persa

La Russia ha un problema molto simile a quello della Cina: l'accesso limitato a tecnologie avanzate, in primo luogo i chip prodotti da società come Nvidia. Senza essi, non può addestrare modelli AI avanzati, e fin qui. Da qui l’ingegnosità: tentare di trovare alternative.

Sberbank ha iniziato a cercare di acquisire chip di IA cinesi, come i Huawei Ascend 950, ma si scontra con due ostacoli importanti. I chip citati permettono di eseguire modi, non di addestrare interi modelli. Il secondo problema è più pratico: le aziende cinesi stanno acquistando quantità impressionanti per i loro progetti del futuro e la Russia si trova a mani vuote.

Un futuro a metà termine: i chip russi

Sarebbe l’unica via di uscita: produrre i propri chip. L’azienda Baikal Electronics, leader nel settore, ha da anni iniziato a sviluppare alternative alle CPU x86 di Intel e AMD. Il sogno è realizzare i propri chip di Intelligenza Artificiale entro il 2029 o 2030.

I sostenitori di tale roadmap sostengono che con l’indipendenza tecnologica Mosca potrebbe recuperare. Tuttavia, in base agli esperti, nemmeno un avvio nazionale potrebbe eguagliare la potenza e l’efficienza dei chip occidentali. Al momento, non c’è via d’uscita tecnologica concreta e rapida.

Ipoteticalmente: modelli militari

Tuttavia, i russi provano a sfruttare quegli strumenti per scopi diversi. Uno degli esempi più interessanti riguarda l’uso dei miniPC di IA come i famosi Nvidia Jetson per il controllo dei missili Shahed durante la guerra con l’Ucraina.

Ciò dimostra una capacità di adattamento. Ma la capacità di trasformare tali strumenti in tecnologie avanzate che possano competere con i best-in-class internazionali, invece, manca.

Una situazione difficile: pochi talenti

La Russia non è avvantaggiata nemmeno da un punto di vista umano. La guerra con l'Ucraina ha causato un’esodo notevole di tecnici, ingegneri e programmatori. L’università russa, pur importante in passato, ha faticato a rispondere a questa richiesta crescente.

Per mitigare il problema, aziende come Sber stanno cercando di incentivare lo studio tra i giovani, lanciando campagne per attrarre talenti che possano un giorno costruire strumenti di punta. Ma oggi, le risorse umane si trovano in una situazione difficile.

La Russia è messa in difficoltà da diversi fronti

L’isolamento tecnologico, la mancanza di chip avanzati e una dipendenza strategica da un alleato come la Cina, che le fornisce risorse limitate, complicano la posizione di Mosca. La guerra con l’Ucraina e la conseguente fuga di ingegneri rafforzano questa situazione.

Aggiungiamo poi la mancanza di un ecosistema di sviluppo sostenibile, una mancanza di finanziamenti mirati e di infrastrutture dedicate all’IA. Il che rende l’accesso ad un mercato globale, dove si punta a scalare in maniera veloce, pressoché impossibile.

Per il momento, l’IA russa sembra destinata a stare indietro rispetto ai giganti Usa, Cina e, forse anche Europa, almeno fino a che non saranno risolti i problemi che oggi la vincolano. Ma con tempi tecnologici di anni (per i chip) e di decenni (per la crescita del settore), non si vede all’orizzonte una chiara strategia di svolta.

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