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Questi dati danno ChatGPT, Gemini, Claude e altri ai terzi

heise online 6 ottobre 2026

Studio sull’uso dei dati da parte dei chatbot

Una recente ricerca condotta dall’Istituto IMDEA Networks Institute ha analizzato la trasparenza dei principali provider di intelligenza artificiale nel condividere i dati degli utenti con terze parti. L’obiettivo era capire quando e come tali dati vengano inviati a partner esterni.

Provider analizzati

Nella prima fase dello studio sono stati esaminati nove fornitori di chatbot: ChatGPT, Claude, Gemini, Grok, DeepSeek, Perplexity, Le Chat, Meta AI e MS Copilot.

Condivisione di permalinks e metadati

Tra i risultati più inquietanti c’è l’informazione che cinque dei nove provider condividono, quando si accede tramite browser, permalinks a intere conversazioni con i tracker di terze parti. Ciò significa che, a meno che non vi siano restrizioni di accesso, i partner possono recuperare i contenuti di tutte le interazioni degli utenti.

Inoltre, 40 % di queste condivisioni possono essere bloccate rifiutando i cookie “non necessari”; il restante 60 % non lo permette.

Verifica con Canary URLs

Per verificare se i permalinks venissero effettivamente usati, i ricercatori hanno inserito nei chatbot delle Canary URLs, delle trappole digitali. Quando i canary venivano attivati, molti provider inviarono i dati a terze parti. In particolare, Grok ha mostrato un comportamento persistente, con più trigger in un breve periodo, suggerendo accessi multipli alle conversazioni.

Riepiloghi condivisi con partner pubblicitari

Il 33,3 % dei provider trasmette riepiloghi automatici alle società pubblicitarie. Questi sommari contengono dettagli così specifici da offrire spunti sulle abitudini e sulle esigenze personali degli utenti, per esempio: “Quali sono i sintomi della malattia di Parkinson in fase precoce?” o “Il mio stipendio è di 85.000 dollari. Quale mutuo posso ottenere a New York?” In alcuni casi viene anche condiviso il luogo di residenza.

Identificatori persistenti e email

Molti provider inviano questi dati insieme a indirizzi email e identificatori utente permanenti, anche quando l’utente naviga in modalità Incognito. Queste chiavi di identificazione non sono anonime; sono assegnate da aziende come LiveRamp, che utilizza la RampID per riconoscere i clienti di ChatGPT in campagne pubblicitarie mirate.

Effetti delle preferenze sui cookie

Nonostante il rifiuto di cookie “non necessari”, il 80,8 % dei tracker rimane attivo. Alcuni provider attivano ulteriori tracker quando tutti i cookie vengono accettati. L’abbonamento a servizi premium non riduce significativamente la quantità di tracking; clienti gratuiti e a pagamento subiscono un’attenzione simile da parte di terze parti.

Elenco dei terzi più frequenti

Nel totale di 44 tracker o partner pubblicitari identificate, i più diffusi sono: Google (il più comune), Sentry, Meta, Datadog, Intercom. Sono presenti anche marchi non tipicamente associati al tracciamento di dati, tra cui TikTok, Apple e X.

Condivisione di dati anche oltre i chatbot

Una recente ricerca simile ha dimostrato che anche gli automobili connesse condividono ampi volumi di dati personali con terze parti, sottolineando una tendenza più ampia di vendita di informazioni digitali.

Conclusioni

Questa indagine mette in luce come la maggior parte dei chatbot attuali non rispetti la privacy degli utenti, condividendo informazioni dettagliate con una vasta rete di partner di terze parti. L’unico rimedio parziale è la gestione dei cookie, ma questa misura risulta spesso ineficace. È fondamentale che gli utenti siano consapevoli di queste pratiche e che le normative sulla protezione dei dati evolvano per proteggere meglio le informazioni personali in un mondo sempre più connesso.

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