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Perché l'Europa punta ora sul software open source per il proprio futuro digitale

Siecle Digital 2 giugno 2026

Bruxelles ha rivisto la propria posizione dopo una consultazione pubblica che ha ricevuto più di 1600 risposte. Il documento, di cui Eurostack ha avuto accesso, non si limita più a promuovere il software open source per ragioni di interoperabilità. L’obiettivo ora punta chiaramente all’autonomia strategica dell’Unione europea rispetto ai giganti americani e cinesi.

264 miliardi che finiscono agli editori proprietari

Il numero che torna costantemente proviene da una studio Astérès per il Cigref. L’Unione europea spende ogni anno ben 264 miliardi di euro in software e servizi soprattutto proprietari americani. Si tratta di una perdita finanziaria che contrasta con una realtà meno conosciuta. L’Europa ospita la più grande comunità mondiale di contributori a software open source, più di tre milioni di persone. La metà delle contribuzioni al codice sul continente proviene da società con meno di 50 dipendenti.

Il piano comunicativo evoca per nome alcune gemme europee del settore, da Odoo in Belgio ad Aiven in Finlandia, senza dimenticare Mistral AI in Francia. L’amministrazione riconosce però che esistono ostacoli che rallentano il loro sviluppo, specialmente nell’accesso ai mercati pubblici.

Soldi pubblici quindi codice pubblico!

Il Cloud and AI Development Act (CADA) diventa lo strumento principale di questo nuovo assetto. Favorisce la priorità del software open source nella gestione pubblica di cloud e intelligenza artificiale . Obbliga le amministrazioni a rendere riutilizzabili i software che acquistano. Questa misura sarebbe dovuta arrivare quindici anni fa. Costringere i servizi pubblici a pubblicare il codice che finanziano con i soldi dei contribuenti rientra nel buon senso.

Il testo prevede anche strumenti un po' più innovativi:

    • Un nuovo strumento di manutenzione del software open source vedrà la luce, permettendo all’Europa di forkare progetti strategici.
    • Saranno creati specchi critici per il codice sorgente e i pacchetti significativi, affiancati da un quadro legale comune dedicato alle fondazioni open source per l’UE.

Il bilancio fa però storcere il naso

Il CNLL segnala una dotazione di un miliardo di euro su sette anni per la strategia open source. Questa cifra rappresenta meno dello 0,1 % della spesa che l’Ue potrebbe reindirizzare verso software proprietari. Stéfane Fermigier, co-presidente del CNLL, avverte che all’assenza di risorse sufficienti corrisponderebbe l’ambizione finita nel dimenticatoio.

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