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OpenAI e Anthropic: oltre 50 milioni di dollari per comprare il Congresso

AI News Italia 1 luglio 2026

OpenAI e Anthropic hanno trasformato le elezioni di midterm americane del 2026 in un campo di battaglia finanziario. I gruppi legati alle due aziende hanno speso collettivamente oltre 50 milioni di dollari attraverso super PAC contrapposti, secondo i dati della Federal Election Commission. Una cifra che in certi casi supera quella spesa dai candidati stessi per le proprie campagne.

Il terreno di scontro più visibile è stato il 12° distretto congressuale di New York, un collegio di Manhattan dove si è concentrata una spesa da 27 milioni di dollari. Da un lato, il PAC Leading the Future — finanziato da Andreessen Horowitz, dal co-fondatore di OpenAI Greg Brockman e da Perplexity — ha riversato oltre 8 milioni di dollari contro Alex Bores, assemblatore di stato che aveva sostenuto una legge sulla sicurezza dei modelli IA. Dall’altro, Public First Action, che ha ricevuto 20 milioni da Anthropic, ha speso oltre 11 milioni per sostenerlo. Il risultato: ha vinto Micah Lasher, il candidato che nessuno dei due aveva appoggiato. Dal podio della vittoria, Lasher ha detto pubblicamente che non avrebbe preso ordini da nessuna delle due aziende in materia di regolamentazione.

Antagonismo tra governance e iniziativa tecnologica

La frattura tra le due aziende non è solo commerciale. Anthropic, fondata nel 2021 da ex dipendenti di OpenAI dopo una rottura interna sulla sicurezza, si è schierata a favore di una regolamentazione più stringente. OpenAI, con il suo fronte di investitori legati al mondo del venture capital più aggressivo, punta a un quadro normativo federale unico che impedisca ai singoli stati di legiferare autonomamente. La legge di Bores — il RAISE Act, firmata dal governatore dello Stato di New York a dicembre 2025 — era esattamente il tipo di normativa statale che il fronte anti-regolamentazione voleva affossare.

Un’opposizione che rispecchia l’ambito aziendale

Secondo l’analista indipendente Molly White, la contrapposizione politica “rispecchia fedelmente la concorrenza aziendale” tra i due gruppi. Questi interessi si sono manifestati non solo in New York ma in tutta la nazione, con una lotta per il controllo del Congresso volta a influenzare l’ambiguo dibattito sull’IA.

Uno scenario di trasparenza opaca

Guardando al quadro complessivo, i PAC legati all’IA hanno speso più di 50 milioni nelle elezioni 2026: circa 22 milioni per la promozione dell’“innovazione”, quasi 28 milioni per la “sicurezza” e la prevenzione del rischio tecnologico. Meta ha aggiunto altri fondi attraverso strutture proprie.

Alcune di queste organizzazioni usano sia super PAC — che devono dichiarare i donatori — sia strutture no-profit 501(c)(4), che non hanno questo obbligo. Una parte della spesa rimane quindi opaca: i 30 milioni di fonte non dichiarata confluiti in Public First Action ne sono l’esempio più evidente. Questo livello di finanziamento, pur enorme, solleva interrogativi sull’efficacia e la trasparenza.

L’uso di tali fondi mira a finanziare candidati, condizionare primarie e determinare la composizione delle commissioni parlamentari dedicate alla legislazione sull’IA. Tuttavia, l’efficacia di questa strategia sembra incerta, soprattutto se si considera che l’opinione pubblica non è ancora matura o convinta. I sondaggi mostrano che il 57% degli americani ritiene che i rischi dell’IA superino i benefici, e il tema si colloca solo al 29° posto tra le priorità degli elettori.

Prospettive e incertezza legislativa

Spendere decine di milioni per influenzare un singolo distretto, e perdere, dimostra che le aziende del settore IA non hanno ancora una strategia vincente o chiara. Le prossime mosse dipenderanno da chi controllerà il Congresso e se il governo federale riuscirà davvero a costruire un quadro normativo unico prima che i singoli stati agiscano in autonomia.

Intanto, la crescente spesa politica di questi colossi tecnologici segnala una svolta strategica: le grandi aziende dell’IA non si limitano più a produrre tecnologia, ma hanno interesse a plasmare chi farà le leggi sul loro settore. Un aspetto che solleva questioni etiche su trasparenza, democrazia e il ruolo della tecnologia nelle istituzioni.

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