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OpenAI arresta l’ingegnere saudita Alfozan per microspia in sala riunioni

AI News Italia 18 ottobre 2026

Fatti e procedura dell’arresto

L’FBI ha annunciato il 9 ottobre 2026 l’arresto di Abdulrahman Alfozan, ingegnere saudita di 35 anni impiegato da OpenAI dal luglio 2025. Il dipartimento di giustizia lo accusa di aver usato o tentato di usare un dispositivo per intercettare comunicazioni orali nella sala riunioni dei dirigenti nella sede di San Francisco.

Secondo i documenti del tribunale, Alfozan aveva già prenotato per sé, per sua moglie e per un terzo familiare un volo di sola andata verso l’Arabia Saudita. Dopo l’arresto rimane in custodia preventiva in attesa del processo.

Il dispositivo di spionaggio

Il dispositivo, grande quanto un pollice, comprendeva un microfono, un sensore per telecamera e una piccola batteria. Era nascosto all’interno di un rotolo di carta igienica inserito nella porta USB sul retro di un televisore della sala riunioni. Installato intorno al 28 settembre, è stato scoperto dal personale di OpenAI il 30 settembre.

I dati registrati erano cifrati su una scheda di memoria e non accessibili senza la chiave di decrittazione. In una borsa dell’ingegnere gli investigatori hanno rinvenuto un secondo dispositivo simile, prodotto dalla stessa azienda cinese.

Uso dei chatbot e preparazione dell’attacco

Secondo le indagini, Alfozan avrebbe sfruttato l’account ChatGPT della moglie per ottenere istruzioni dettagliate su come costruire, installare e controllare da remoto il dispositivo. La moglie non risulta imputata.

Sei settimane prima dell’incidente, l’ingegnere ha interrogato uno strumento interno di OpenAI per identificare le sale che ospitavano riunioni riservate e gli orari di utilizzo, scegliendo quella destinata a discussioni su ricerca avanzata, piani di prodotto e incontri con funzionari governativi.

Analisi di OpenAI

L’azienda ha dichiarato di aver impiegato i propri modelli di intelligenza artificiale per analizzare il dispositivo e identificare il responsabile, confermando la capacità dei suoi sistemi di riconoscere pattern di spionaggio fisico.

Motivazioni e legami esterni

Il movente rimane incerto. Il direttore dell’FBI Kash Patel ha suggerito che Alfozan mirasse a catturare informazioni su tecnologie di “super intelligenza”, definendo la protezione di tali segreti una delle massime priorità di controspionaggio.

CNBC ha rivelato che Alfozan è partner di Raed Ventures, un fondo di venture capital di Riad con tra i soci un principe della famiglia reale saudita. Il suo profilo professionale cita esperienze in Meta, Microsoft e SAP e studi al MIT.

Reazioni di OpenAI

    • Licenziamento immediato dell’ingegnere.
    • Dichiarazione che non vi siano state violazioni di accesso a modelli, codice sorgente o dati dei clienti.
    • Prove di intento a piazzare altri dispositivi in aree sensibili degli uffici.

OpenAI ha inoltre sottolineato che la sicurezza fisica delle proprie strutture è ora al centro di una revisione approfondita, in parallelo alla causa in corso con Apple per presunti segreti commerciali.

Implicazioni per il settore dell’IA

Il caso evidenzia la crescente importanza dei controlli fisici negli ambienti di sviluppo dell’intelligenza artificiale. Le aziende dovranno:

    • Implementare sistemi di verifica dei dispositivi collegati alle sale dirigenziali.
    • Rafforzare le procedure di accesso, includendo scansioni di oggetti personali.
    • Integrare l’analisi automatica dei comportamenti sospetti tramite IA.

Le prossime udienze giudiziarie potranno rivelare eventuali committenti esterni o reti di contatti che hanno guidato Alfozan, fornendo un quadro più chiaro delle minacce di controspionaggio nel campo della ricerca avanzata.

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