Non solo Generazione Z: Anche i lavoratori prossimi alla pensione sono minacciati dall'AI
Che cosa sta cambiando nel mercato del lavoro? L'attenzione fino a oggi si è concentrata soprattutto sulla Generazione Z, che vede i primi lavori scompaiano per l'introduzione delle tecnologie di intelligenza artificiale (AI). Una recente analisi realizzata dal Center for Retirement Research, tuttavia, ha rivelato una tendenza inaspettata: anche gli ultimi anni di carriera di lavoratori prossimi alla pensione sono a rischio. L’uso crescente di strumenti AI, come ChatGPT, minaccia in modo significativo il lavoro di chi ha accumulato anni di esperienza.
Lavoratori anziani minacciati
Geoffrey Sanzenbacher, docente di economia del Boston College e ricercatore nel settore della pensione, del welfare e del mercato del lavoro, ha analizzato i dati statunitensi sull’occupazione combinandoli con un indice che misura l’esposizione al rischio di automazione. Secondo il ricercatore, dopo l’introduzione di ChatGPT nel 2022, i lavoratori con più di 55 anni che svolgevano mansioni fortemente automatizzabili hanno iniziato a lasciare il mercato del lavoro in modo più radicale rispetto al passato.
I dati mostrano un cambiamento drastico. Prima della diffusione dell’AI, coloro che occupavano ruoli intellettuali o di alta qualifica, come programmatori o contabili, tendevano a rimanere per più tempo nel loro lavoro rispetto a quelli in mansioni manuali. Oggi invece, questo vantaggio sembra scomparire. Molti di loro sono costretti a lasciare il proprio posto dopo che compiti precedentemente svolto da personale esperto sono ora delegati a strumenti automatizzati.
I dati sulle perdite di lavoro
La crescita dell’esposizione alla tecnologia AI sta avendo effetti concreti: tra il 2014 e il 2025, il tasso di abbandono volontario del posto di lavoro da parte di operai manuali è cresciuto circa del 2%. Per funzionari contabili e programmatori, invece, la percentuale è balzata rispettivamente al 22% e al 25%. Questo dimostra come anche i ruoli d’ufficio, una volta considerati sicuri e vantaggiosi, siano oggi a rischio per l’impiego crescente di algoritmi intelligenti.
Oltre la scomparsa del lavoro
Per alcuni lavoratori anziani, lasciare il posto di lavoro improvvisamente significa non solo perdere un’occupazione, ma anche dover affrontare una crisi finanziaria. Molti di loro non hanno avuto la fortuna di costruire una riserva economica sufficiente nel corso della carriera. Per costoro, la scomparsa del lavoro può significare un aumento del rischio di povertà. Secondo un sondaggio condotto da Resume Builder su 3.500 senior, quasi la metà ha dichiarato di sentirsi obbligata a tornare al lavoro per fronteggiare il crescente costo della vita e l’aumento della spesa per la salute.
Una doppia pressione
Ciò che emerge chiaramente dallo studio di Sanzenbacher è una crescente tensione che investe questa categoria di lavoratori: da un lato sono costretti a confrontarsi con un mercato del lavoro che li esclude o sostituisce, e dall’altro spesso hanno bisogno di rimettersi a lavorare prima o dopo il pensionamento per sostenere il proprio tenore di vita. Persino problemi di salute, prima visti come motivo per andare in pensione, sono ora un incentivo a cercare un lavoro: non tanto per il piacere di svolgere un’attività, quanto per mantenere un reddito.
Una questione sociale e occupazionale
Il cambiamento che si osserva non è solo economico, ma ha profonde implicazioni sociali. La scomparsa forzata di questi lavoratori anziani genera un ciclo negativo: si perde esperienza e conoscenze, si alimenta l’aumento delle disuguaglianze e si crea una pressione sempre maggiore nel gruppo di senior che dovrà cercare nuovi impieghi in un contesto già competitivo.
Secondo Sanzenbacher, è urgente prendere provvedimenti per ricollocare questi lavoratori, supportandoli nella transizione verso nuovi settori o nuovi ruoli che possano sfruttare le loro competenze. Solo una politica attiva del mercato del lavoro potrà limitare gli effetti negativi di questa evoluzione tecnica.