New York contro i data center (e altre notizie generative) | Weekly AI
Da un lato i segnali di volatilità del mercato tecnologico non mancano, con episodi significativi come il crollo del 25% delle azioni IBM in una sola seduta, causato da un cambio di focus da software a hardware AI da parte degli acquirenti. Dall’altro, aziende come Samsung e TSMC registrano utili record, grazie all’aumentata domanda di chip potenti necessari all’Intelligenza Artificiale. L’industria si mantiene sull’orlo di una bolla finanziaria, con indicatori come il CAPE ratio ai massimi storici, un sintomo di eccessivo ottimismo del settore fintech.
Il contesto finanziario è fortemente connesso a iniziative da parte di banche e governi. La BCE ha iniziato a chiedere ai bankatori di dotarsi di piani anti-attacchi AI, preoccupata dal rischio di un collasso finanziario causato da modelli AI troppo potenti. In parallelo, anche la FCA britannica punta a mappare il rischio di frode che può derivare dagli algoritmi di generazione e analisi dei dati. L'ONU, intanto, ha lanciato un allarme su impatti sociali ed economici dell’AI, rinnovando vecchi interrogativi su disoccupazione e disuguaglianza.
Le aziende stanno rispondendo a questi scenari con iniziative diverse. Microsoft, per esempio, fa i conti con i costi crescenti dei token e sta riducendo il numero di dipendenti per concentrarli in progetti AI, mentre in Corea del Sud i lavoratori di Hyundai protestano con scioperi su larga scala per il timore dell'automazione. A differenza del clima di allarme e di tagli, aziende come TSMC e Samsung registrano entrate in espansione, sostenute dal mercato dei chip AI.
Il suo rapporto con l’AI non è affatto lineare, come mostrato da Meta. Da un lato, l’azienda di Zuckerberg mira a produrre chip propri e a realizzare nuovi data center da miliardi di dollari, ma dall’altro lancia prodotti come Muse Image, un generatore di immagini potente al punto da suscitare preoccupazioni per la privacy. L’immagine fuori controllo spinse ad un ritiro forzato. La stessa Meta sta sperimentando un sistema AI per monitorare i dati sanitari dei propri dipendenti con lo scopo di licenziare chi presenta eventuali problemi di salute.
La discussione sull’AI si intensifica anche in termini politici e geografici. New York, ad esempio, ha imposto un divieto temporaneo per la costruzione di nuovi data center, unico stato americano a farlo. La decisione riflette un dibattito in corso su impatto energetico, ambientale e sociale dell’espansione industriale dell’intelligenza artificiale. In UK, invece, si dibatte sull’opportunità di limitare l’accesso al best AI per proteggere l'economia nazionale.
Un confronto a livello geopolitico si sta inoltre intensificando. In Cina, DeepSeek punta su un sistema chip autonomo per ridurre la dipendenza straniera, mentre Russia e Kremln lavorano a leggi per sviluppare tecnologie AI autonome. La competizione si accentua, con Cina e USA che continuano a dominare le innovazioni di punta, anche se il contesto europeo si presenta diverso.
L'Europa, per sua conformazione lenta ma regolare, sembra avere un vantaggio nel gestire i rischi dell’AI. Francia e Mistral stanno avanzando con progetti come LLMD e Robostral Navigate, sfidando i leader mondiali. Il ruolo strategico del Mar Mediterraneo, punto di convergenza per reti sottomarine e infrastrutture energetiche, potrebbe diventare cruciale, come sottolinea il CEO di Mediterra Datacenters.
Il pianeta mostra movimenti eterogenei sull’AI, da Usa, Cina e UK a Corea del Sud, Russia e Francia. Tuttavia l’Europa sembra emergere come una forza equilibrata, meno esposta alle tensioni, ma non meno innovativa. L’Italia, in particolare, mostra alcuni segnali positivi con un piano triennale sull’AI nelle scuole, un aumento del 3,4% nel settore digitale e un valore totale che raggiunge 84,4 miliardi di euro.
Se l’AI rimane un’area a rischio per quanto riguarda disoccupazione, privacy e volatilità finanziaria, sembra anche evidenziare un aspetto fondamentale – la sua natura divenuta strategica per il sistema mondo. Il dibattito politico non va separato da considerazioni tecnologiche e ambientali, che spingono sempre più governi a considerare l’AI un asset nazionale.
I nuovi strumenti dell’AI non sono solo tecnologiche, ma rappresentano un elemento necessario alla geopolitica dei dati. Ecco che, allora, i data center, in particolare, diventano una risorsa strategica: l’espansione in America e Cina è frenata da nuove normative. L’industria sta vivendo un cambio di paradigma.
I costi energetici crescenti per alimentare i server necessari all’AI non solo mettono pressione sulle aziende, ma mettono anche a rischio l’ambiente. Un dibattito attorno all’infrastrutturizzazione e all’equità comincia, con iniziative come LLMD che rappresentano una sfida concorrenziale non da poco.
Tutto questo, mentre la domanda di chip cresce esponenzialmente e aziende come TSMC e Samsung investono trilioni di dollari per mantenere leadership. Il dibattito suggerisce che l’AI richieda un piano globale, equilibrato tra innovazione, regolamentazione, e sostenibilità.
Intanto si accumulano dati sull’impatto psicologico dell’utilizzo massiccio di AI tra la popolazione civile. Studi recenti collegano il uso quotidiano di strumenti AI a una maggiore propensione a depressione e ansia, segnali che invitano a una riflessione sull’umanità nel digitale.
Il ruolo dell’universalità non deve essere trascurato, né tantomeno l’importanza del dialogo tra società, mercato e governance. La bolla finanziaria sull’AI