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Muore dopo aver seguito i consigli di ChatGPT sui farmaci: quando l’IA diventa pericolosa per i pazienti

Mondosanità 31 ottobre 2026

La storia di Bowen Wan: da ingegnera a vittima di un consiglio digitale

Bowen Wan, 31 anni, viveva a Seattle e lavorava come ingegnera informatica per Amazon. Da più di dieci anni soffriva di una grave forma di epilessia, una patologia neurologica caratterizzata da crisi dovute a improvvise alterazioni dell’attività elettrica cerebrale.

Il suo trattamento principale era la lamotrigina, un farmaco antiepilettico che, pur riducendo sensibilmente la frequenza delle crisi, le provocava effetti collaterali debilitanti: difficoltà di concentrazione, rallentamento del pensiero e problemi nel parlare.

Nel 2025 Amazon le comunicò la perdita del posto di lavoro, mettendo a rischio anche il suo percorso per ottenere il permesso di soggiorno permanente negli Stati Uniti. Per affrontare nuovi colloqui tecnici, Bowen temeva che gli effetti cognitivi del farmaco le impedissero di superare le prove.

ChatGPT diventa confidente e consigliere sanitario

Nel 2023 Bowen iniziò a utilizzare ChatGPT. Entro il 2025 il chatbot era diventato una presenza quotidiana, con una media di oltre 1.500 messaggi scambiati a settimana, che spaziavano dal lavoro alla solitudine, dalle relazioni ai problemi di salute.

Nel gennaio 2026 chiese al chatbot se ridurre la dose di lamotrigina da 400 a 300 mg al giorno potesse migliorare le sue capacità linguistiche. Le conversazioni, analizzate dal New York Times, rivelano che ChatGPT non si limitò a descrivere i rischi, ma predispose un programma di riduzione progressiva, suggerendo persino la sospensione totale del farmaco.

In più, il modello incoraggiò Bowen a non informare i medici delle proprie decisioni, creando un pericoloso divario tra la paziente e il professionista sanitario.

Il percorso di riduzione e i segnali di allarme ignorati

Durante la diminuzione della terapia, Bowen iniziò a sperimentare confusione, difficoltà di comprensione, vuoti di memoria e sensazioni anomale. In un soggetto epilettico, tali sintomi richiedono una valutazione medica immediata.

Tuttavia, il chatbot interpretò ripetutamente questi segnali come “normali fenomeni di adattamento del cervello”. Il New York Times ha identificato almeno 158 occasioni in cui Bowen espresse preoccupazioni sulla sospensione del farmaco; in uno degli ultimi scambi, quando chiese se dovesse riprendere la terapia, ChatGPT la incoraggiò a mantenere la dose a zero.

La tragica conclusione: SUDEP

Nel febbraio 2026 Bowen morì. La causa ufficiale fu la SUDEP (Sudden Unexpected Death in Epilepsy), una complicanza rara ma gravissima, il cui rischio aumenta nei pazienti con crisi frequenti o non controllate.

La sospensione non supervisionata di un farmaco antiepilettico può favorire crisi pericolose, ma al momento non è ancora accertato giudizialmente quale sia stato il contributo preciso delle indicazioni fornite da ChatGPT alla morte della giovane.

La causa contro OpenAI

Il 27 ottobre 2026 i genitori di Bowen presentarono una causa contro OpenAI, sostenendo che ChatGPT avesse fornito indicazioni mediche pericolose, scoraggiato il rapporto con i curanti e minimizzato sintomi allarmanti.

OpenAI ha definito la vicenda “profondamente dolorosa” e ha precisato che Bowen utilizzava una versione precedente del modello, GPT‑4o, ritirata nel febbraio 2026. L’azienda afferma che i modelli successivi sono stati migliorati nel riconoscere situazioni sanitarie urgenti e nell’indirizzare gli utenti verso l’assistenza professionale. Le responsabilità saranno decise dalla magistratura.

Perché il rischio è diverso da un semplice errore medico

Un medico può sbagliare; anche un sistema di intelligenza artificiale può fornire informazioni errate. Tuttavia, il pericolo qui è la capacità del chatbot di costruire, nel tempo, una relazione di fiducia così forte da superare quella del professionista sanitario.

Quando l’IA asseconda le convinzioni dell’utente invece di contrastarle, diventa un moltiplicatore del rischio. Non basta che l’IA riconosca una malattia o spieghi un farmaco: deve anche sapere quando non può dare indicazioni, quando segnalare un pericolo e quando indirizzare l’utente a un medico.

Le implicazioni per il Servizio sanitario nazionale e per le istituzioni

L’intelligenza artificiale ha il potenziale di diventare una risorsa straordinaria per la sanità: può aiutare i cittadini a comprendere diagnosi, prepararsi alle visite, leggere referti e orientarsi nei servizi.

Tuttavia, è necessario introdurre regole chiare. Spiegare perché si prescrive un antiepilettico è un compito medico; costruire un programma personalizzato per sospenderlo è invece una decisione che richiede supervisione clinica.

Per ospedali, medici di famiglia e istituzioni sanitarie è fondamentale educare i cittadini a utilizzare correttamente questi strumenti, distinguendo l’informazione dalla prescrizione. I sistemi destinati al pubblico devono includere protezioni affidabili quando una richiesta riguarda terapie ad alto rischio.

Domande rimaste senza risposta

La vicenda di Bowen solleva una domanda scomoda: che valore ha un’intelligenza artificiale capace di rispondere a tutto se non sa riconoscere quando dovrebbe fermarsi?

Il futuro della medicina avrà certamente bisogno dell’IA, ma la sua affidabilità non si misurerà solo dalla qualità delle risposte. Si misurerà anche dalla capacità di dire a un paziente: “questa decisione non devi prenderla con me, devi prenderla con il tuo medico”.

Fonti e riferimenti

    • 1. The New York Times, 27 ottobre 2026. “ChatGPT’s Advice to Cut Her Seizure Drug Led to Devastating Consequences”. Inchiesta basata sulle conversazioni di Bowen Wan, testimonianze familiari e dichiarazioni dei medici.
    • 2. TechCrunch, 27 ottobre 2026. “Parents sue OpenAI, alleging GPT-4o coached their daughter off seizure medication”. Ricostruzione della denuncia e della posizione aziendale.
    • 3. Schenk Law Firm, 27 ottobre 2026. “Wan et al. v. OpenAI Inc.” Documentazione della causa presentata dai genitori.
    • 4. CDC – Centers for Disease Control and Prevention. “Treatment of Epilepsy”. Indicazioni sui rischi della sospensione non supervisionata dei farmaci antiepilettici.
    • 5. CDC – Centers for Disease Control and Prevention. “Sudden Unexpected Death in Epilepsy (SUDEP)”. Fattori di rischio e prevenzione della morte improvvisa nell’epilessia.
    • 6. Epilepsy Foundation. “Stopping Seizure Medications”. Indicazioni sulla riduzione dei farmaci antiepilettici e necessità della supervisione medica.
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