Home Fondamenti Token Modelli AI Deep Learning Tecniche RAG MCP Orchestrazione Prompt Engineering Usare l'AI ChipsBot News

« Mi sono sbagliato »: Sam Altman non crede più all’apocalisse lavorativa dell’IA

Siecle Digital 27 maggio 2026

L’ammissione di errore

Sam Altman ha accolto un momento di riconsiderazione pubblica per il futuro dell’intelligenza artificiale e il suo impatto sul mondo del lavoro. In un discorso al convegno della Commonwealth Bank of Australia, Altman ha ribadito di essere stato troppo allarmista su un’ipotetica apocalisse lavorativa. Le sue previsioni del 2023, in cui prevedeva la perdita di molti posti di lavoro grazie all’automatizzazione dell’intelligenza artificiale, stavano esagerando il ritmo di trasformazione.

Un errore di calcolo

Lo stesso Altman ha ammesso che lui e il suo team avrebbero dovuto concentrarsi di più sugli impatti economici e sociali dell’IA, piuttosto che focalizzarsi esclusivamente sulle sue potenzialità tecnologiche. “La mia intuizione era semplicemente sbagliata”, ha dichiarato, sottolineando che OpenAI aveva previsto bene la potenza tecnologica ma non il contesto lavorativo in cui gli strumenti avrebbero operato.

I dati non sostengono le teorie

Altman ha sottolineato come la prevista ondata di licenziamenti massicci di personale白领 (colletto bianco) non si sia manifestata. “Sono felice di avermi sbagliato”, ha affermato. Secondo quanto riferito, i suoi collaboratori preferirebbero che lui fosse meno allarmista riguardo a questo scenario. Per il momento, i posti di lavoro che lui previde sarebbero inutili, continuano a essere occupati.

Un esperimento con l’IA

Per illustrare il punto di vista degli utenti, Altman ha raccontato un esempio personale: l’uso dell’IA per rispondere alle mail e ai messaggi Slack. Inizialmente ha utilizzato solo l’IA, ma ha ripreso a rispondere manualmente perché le persone preferivano interagire con gli umani. “L’IA non convince completamente. Le persone capiscono la differenza”, ha commentato. La sua esperienza suggerisce che la sotituzione completa non è ancora fattibile.

Un cambiamento di rotta poco coincidenziale

La revisione di Altman arriva in un momento molto interessante. Mentre lui ammette l’errore, aziende come Meta e Cisco stanno ancora effettuando tagli massicci. L’ammodernamento delle loro strategie è però motivato dallo stesso tipo di logica: il passaggio all’IA come motivo per ridurre i costi. Tuttavia, i dati non stanno sostenendo sempre questa logica.

Secondo una ricerca di Gartner, l’80% dei dirigenti ha eliminato posti per finanziare il piano IA. Eppure, le aziende che stanno meglio sono quelle che hanno implementato l’IA come complemento e non come sostituto. Altman, dunque, ha capito il valore di un utilizzo responsabile e integrato dell’IA, anche se è ironico che gli executive aziendali non l’abbiano ascoltato in tempo.

Vaticano in allarme, OpenAI in crescita

Intanto, mentre Altman continua a parlare di una roadmap non catastrofica, il Papa ha lanciato una enciclica in cui chiede di frenare l’implementazione dell’intelligenza artificiale e di proteggere i lavoratori. In parallelo, OpenAI sta pianificando la sua quotazione in borsa, una manovra che potrebbe valutarla fino a un miliardo di dollari. La crescita finanziaria e l’allarme etico segnalano due visioni diverse su un tema in evoluzione.

A proposito di nuove tecnologie

Tutto indica una maturità crescente negli strumenti di intelligenza artificiale. L’arrivo del modello GPT-5.5 Instant, le applicazioni di ChatGPT per l’analisi finanziaria, lo smartphone dedicato a ChatGPT e il rafforzamento della concorrenza con aziende come Anthropic e Claude Mythos rivelano una competizione vivace. Le aziende tecnologiche investono massicciamente ma, come dimostrato, non sempre riescono a sostituire il lavoro umano.

Leggi l'articolo originale →
← Torna alle news