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La nuova AI di Siri è arrivata: due anni dopo con l'aiuto di Google

Xataka 8 giugno 2026

Apple aveva promesso una Siri completamente rinnovata nel 2024. Non è arrivata. L’ha promesso di nuovo nel 2025. Ma nemmeno allora. Nella giornata del keynote finale di Tim Cook come CEO, la nuova mossa di Apple ha visto finalmente la luce con la completa revisione di questo assistente, che ora si alimenta dei modelli di intelligenza artificiale di Google. Due anni di ritardo, un accordo milionario con uno dei suoi storici rivali e una domanda che aleggia nell’aria: è sufficiente per recuperare il tempo perduto?

Che cosa sappiamo sull’accordo tra Apple e Google

La chiave di questo nuovo percorso per Apple è la collaborazione con Google. Apple paga circa 1.000 milioni di dollari all’anno per ottenere il diritto di utilizzare un modello Gemini personalizzato, che contiene circa 1,2 miliardi di parametri, stando a un’analisi di Mark Gurman su Bloomberg. Si tratta però di qualcosa di più specifico: Apple ha adattato questi modelli di intelligenza per creare versioni ottimizzate capaci di eseguire in locale sui dispositivi dell’apple come iPhone e Mac, rispettando i propri severi criteri di privacy. Anche se il “cervello” proviene da Google.

Che cosa farà la nuova Siri AI

Siri continuerà ad eseguire le sue funzioni direttamente sui dispositivi di Apple, in locale e su nuvola privata, mantenendo le elevate promesse di protezione dei dati della casa della mela. Questo rappresenta una promessa cruciale da parte di Apple: nonostante Google abbia fornìto la sua intelligenza artificiale, Apple gestisce l’infrastruttura, i chip e la promessa che nessuno, neppure Google, abbia accesso ai dati degli utenti.

Nuove caratteristiche funzionali

Per la prima volta, Siri ha una app dedicata con una interfaccia oscura, campo di testo, microfono per il funzionamento vocale, e un pulsante per allegare foto e file. Tutte queste interazioni rimangono memorizzate nel registro delle conversazioni, con opzioni di scadenza configurabili e sincronizzate tramite iCloud. In pratica, questo posiziona Siri come diretto concorrente per servizi come ChatGPT e Gemini all’interno dell’ecosistema Apple.

Apple cerca di riscattare il ritardo

Questo accordo con Google, dopo anni di tentare di creare un assistente autonomo alimentato da IA sviluppata internamente, dimostra come Apple abbia deciso di abbracciare un approccio diverso. Lavorare con il proprio storico rivale apre nuove prospettive ma pone anche interrogativi: è questa la risposta definitiva per competere in un mercato ormai dominato da Google e Microsoft? Resta inoltre da capire cosa questa collaborazione riserverà per il futuro.

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