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La Cina protesta contro il divieto statunitense a Deepseek mentre blocca ChatGPT, Claude e Gemini

The Decoder (EN) 22 ottobre 2026

Il divieto statunitense a Deepseek

Il Dipartimento della Sicurezza Interna degli Stati Uniti ha ordinato alle agenzie federali civili di rimuovere da tutti i loro sistemi informatici i prodotti dell'azienda cinese Deepseek. Il provvedimento si estende anche ai software di altri fornitori che utilizzano i modelli open‑source di Deepseek e vieta qualsiasi acquisto futuro.

Washington sostiene che la decisione è necessaria per impedire a Pechino di accedere a dati sensibili attraverso le piattaforme di intelligenza artificiale cinesi. Il timore è che, in virtù della legge cinese sulla sicurezza nazionale del 2017, le aziende e i cittadini siano obbligati a collaborare con i servizi di intelligence del Paese, creando così un potenziale canale di spionaggio.

Reazioni del governo cinese

Il Ministero degli Esteri della Cina ha definito la misura “discriminatoria” e ha chiesto l'immediata revoca del divieto. Parallelamente, il Ministero del Commercio ha annunciato che prenderà “contromisure risolute” per difendere gli interessi delle imprese cinesi.

Secondo fonti del New York Times, la Cina ha anche proposto di introdurre controlli all'esportazione e licenze per le tecnologie di IA, in linea con l'approccio statunitense, ma con una prospettiva più restrittiva verso le imprese straniere.

Il blocco cinese ai servizi occidentali di IA

Nonostante la protesta contro il divieto di Deepseek, la realtà interna della Cina è molto più restrittiva nei confronti delle tecnologie di intelligenza artificiale provenienti dall'Occidente. ChatGPT, Claude e Gemini non sono approvati per l'uso sul territorio nazionale.

Dal 2023, l'Amministrazione per il Cyberspazio della Cina è tenuta a esaminare tutti i servizi di IA, imponendo loro il rispetto di linee guida politiche. Questa normativa si applica all'intero mercato, non solo alle agenzie governative, e obbliga le entità statali e le imprese pubbliche a sostituire gradualmente hardware e software stranieri con prodotti domestici.

Le restrizioni si estendono anche a dispositivi di consumo: sono stati segnalati limiti all'uso di iPhone da parte di funzionari governativi, a dimostrazione della volontà di ridurre la dipendenza tecnologica dall'estero.

Motivi di sicurezza e propaganda

Il timore statunitense non è infondato. I modelli di IA cinesi tendono a riflettere una prospettiva politica conforme alle linee guida del Partito, evitando argomenti sensibili e ripetendo propaganda statale con minore criticità rispetto ai loro omologhi occidentali.

Dal punto di vista economico, le autorità statunitensi hanno più volte accusato le aziende cinesi di copiare su larga scala i modelli di IA più avanzati sviluppati negli USA. Il FBI e altre agenzie hanno segnalato pratiche di reverse‑engineering e di utilizzo non autorizzato di tecnologie protette da brevetto, accuse che Pechino respinge fermamente.

Le ragioni della protesta cinese

Pur essendo poco credibile dal punto di vista della coerenza politica, la protesta di Pechino serve a diversi scopi:

    • Rassicurare le imprese nazionali: dimostra che lo Stato è pronto a difendere gli interessi delle proprie compagnie di IA contro le misure unilaterali degli Stati Uniti.
    • Costruire una narrativa internazionale: presenta gli USA come un attore che vuole monopolizzare il mercato globale dell'IA, rafforzando l'idea di una “guerra commerciale” in corso.
    • Preparare il terreno per ritorsioni future: la denuncia pubblica crea una base legittimante per eventuali contromisure economiche o tecnologiche, che potranno essere presentate come risposta proporzionale.

In questo contesto, la protesta non è solo un gesto simbolico, ma una mossa strategica all'interno di una più ampia competizione per il dominio tecnologico.

Conflitto di sicurezza nazionale e politiche economiche

Entrambe le parti invocano la “sicurezza nazionale” per giustificare le proprie azioni. Gli Stati Uniti, oltre al divieto a Deepseek, hanno rafforzato i controlli all'esportazione di chip avanzati, legando la sicurezza alle politiche economiche.

La Cina, d'altra parte, utilizza la sua capacità di bloccare l'accesso a piattaforme di IA occidentali per proteggere il proprio mercato interno e per limitare l'influenza di contenuti considerati non allineati con la linea politica del Partito.

Il risultato è una crescente biforcazione del panorama globale dell'intelligenza artificiale, con due ecosistemi separati che si sviluppano in parallelo, ognuno con i propri standard di sicurezza, regole di mercato e linee guida ideologiche.

Prospettive future

Il conflitto tra Stati Uniti e Cina nell'ambito dell'IA è destinato a intensificarsi. Le misure di contenimento e le contromisure reciproche potrebbero sfociare in una vera e propria “corsa agli armamenti” tecnologica, con investimenti massicci in ricerca, sviluppo e sovvenzioni per le imprese nazionali.

Nel frattempo, le aziende globali dovranno navigare un contesto sempre più frammentato, dove la conformità a norme di sicurezza e a requisiti politici diventerà un elemento cruciale per l'accesso ai mercati di entrambe le superpotenze.

In sintesi, la protesta cinese contro il divieto statunitense a Deepseek è più di una risposta politica: è un segnale di una competizione strategica che coinvolge sicurezza, economia e controllo dell'informazione, con ripercussioni che si estenderanno ben oltre il settore dell'intelligenza artificiale.

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