Italia: adozione dell’Ai cresce, ma innovazione si ferma
Secondo l’indagine “Unlocking Italy’s AI Potential”, commissionata da Aws e condotta da Strand Partners, il 40% delle imprese italiane ha introdotto l’intelligenza artificiale nei propri workflow, ma solo il 13% di queste ha raggiunto la fase più avanzata di implementazione. I principali problemi riscontrati sono la complessità normativa, l’assenza di competenze specifiche e di risorse dedicate.
Il 40% delle imprese ha adottato sistemi di intelligenza artificiale negli ultimi dodici mesi, registrando un incremento del 33% rispetto all’anno precedente. Il trend mostra una penetrazione più alta nel segmento delle piccole e medie imprese (PMI), registrando una proporzione del 38%.
AI come motore di innovazione e crescita
Gli strumenti di AI sono già rivelatisi un successo per le aziende che li hanno adottati: il 66% ha osservato un aumento della produttività. Allo stesso tempo, nove aziende su dieci si aspettano che la tecnologia acceleri la loro crescita nei prossimi dodici mesi. Inoltre, il 72% delle imprese che utilizzano l’AI afferma che i tempi di innovazione si sono accelerati negli ultimi due anni. Questo numero sale all’88% tra le startup, che continuano a essere all’avanguardia in termini di sperimentazione tecnologica.
Difficoltà nell’implementazione avanzata
Nonostante la spinta positiva, il report “Unlocking Italy’s AI Potential” evidenzia che l’adozione dell’AI in Italia non ha raggiunto livelli ottimali. Quasi sei su dieci aziende non si sono spinte oltre l'implementazione base, utilizzando strumenti di IA come chatbot disponibili al pubblico o soluzioni di AI preconfezionate per migliorare l’efficienza operativa. Solo il 24% ha raggiunto un livello intermedio di adozione, integrando l’AI in funzioni aziendali più complesse.
Un dato ancor più significativo emerge per le aziende che hanno sviluppato sistemi avanzati: solo il 13% ha raggiunto questa fase, in crescita rispetto all’11% dell’anno precedente, ma ancora insufficiente per raggiungere la media europea del 22%.
Calo nei nuovi prodotti e servizi AI
Il report rivela anche un calo nel numero di innovazioni basate su AI. La percentuale di aziende che ha adottato l’AI per lanciare nuovi prodotti o servizi è scesa dal 40% del 2025 al 34% del 2026. Un trend che evidenzia l’assenza di una crescita di contenuto trasformativo.
Le startup al centro del dibattito
I dati parlano chiaro anche per le startup italiane. Sebbene siano all’avanguardia nell’uso di AI tecnologicamente avanzato, il loro sviluppo si ferma spesso contro ostacoli che spingono il 34% ad abbandonare l’Europa in cerca di una crescita più dinamica. I motivi addotti dal report includono:
- L’accesso a maggiori finanziamenti (52%)
- Una migliore capacità di espansione a livello internazionale (48%)
- Un supporto più forte da parte di incubatori, acceleratori e partnership (40%)
Problemi strutturali dell’ecosistema
L’indagine evidenzia una serie di problemi strutturali che frenano la piena adozione dell’AI avanzata in Italia. Il primo è dato dal contesto normativo, complesso e costoso da gestire. Il 34% delle spese tecnologiche delle aziende italiane è destinato alla conformità normativa, un aumento rispetto al 30% dello scorso anno. A livello europeo, sebbene i numeri siano diversi, la percentuale raggiunge anch’essa il 42%.
Mancanza di competenze: una battaglia comune
Un’altra barriera rilevante è la mancanza di competenze. Alcuni dati chiave:
- Il 48% delle aziende italiane afferma che la carenza di competenze limita l’utilizzo dell’AI
- Il 43% lamenta una mancanza di personale con capacità digitali
- Solo il 18% riconosce di disporre di competenze solidi in AI
- Il 52% riconosce che c’è bisogno di miglioramenti in questo settore
Risorse insufficienti per accelerare
Il problema delle risorse dedicate all’innovazione riguarda in particolare la mancanza di budget fissi. Il 40% delle aziende italiane non ha alcun finanziamento specifico per la sperimentazione con l’intelligenza artificiale, limitandole a progetti isolati e di piccole dimensioni. Il 26% delle aziende riconosce anche che la mancanza di risorse finanziarie è un ostacolo significativo. Tuttavia, l’86% delle aziende prevede che l’AI continuerà a rappresentare una quota sempre maggiore della spesa IT nei prossimi anni.
Esempi positivi di applicazione
Per chi ha scommesso sull’AI, ci sono casi lusinghieri di successo. AWS cita due esempi significativi.
Il primo è Vection Technologies, un’azienda italiana quotata all’Asx che utilizza l’intelligenza artificiale per migliorare la comunicazione con le persone sorde e ipoudenti. La soluzione, costruita su AWS, integra tecnologie come Lambda, Step Functions, SageMaker, Bedrock e Textract, permettendo una comunicazione bidirezionale in tempo reale senza l’utilizzo di interpreti umani.
L’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale della Sardegna (Arpas) sta, invece, sfruttando le piattaforme AWS per modernizzare la gestione dei dati ambientali. Attraverso un data lake costruito su AWS, Arpas è in grado di analizzare milioni di dati ambientali in tempo reale, fornendo informazioni rilevanti sull'aria, l'acqua e il suolo. Queste analisi supportano la politica pubblica, la ricerca e la trasparenza.
Perspective future
“L’intelligenza artificiale sta diventando un motore fondamentale per la crescita di numerose aziende italiane. Nonostante i nuovi progressi segnati in questi anni, c’è ancora molto da fare per superare ostacoli che rischiano di consolidarsi”, ha dichiarato Giulia Gasparini, country leader di AWS in Italia. “AWS è impegnata ad aiutare le aziende e le startup nostrane a sfruttare al massimo il potenziale dell’AI, supportando formazione, innovazione e trasformazione digitale. Investire in AI significa non solo migliorare la competitività delle imprese, ma anche contribuire alla crescita dell’intero ecosistema tecnologico nazionale.”