Intelligenza artificiale: molti condividono i dati solo per rassegnazione
Chiunque voglia utilizzare l'intelligenza artificiale in modo utile deve quasi inevitabilmente condividere con essa molti dati. Più dati vengono forniti all'AI, più essa può rispondere in modo adeguato e personale alle richieste degli utenti. Un nuovo studio mostra però che molti consumatori concedono l'accesso ai propri dati all'AI più per rassegnazione che per convinzione. In Germania questo fenomeno è particolarmente frequente.
Nello studio questo comportamento viene definito "concessione rassegnata" (resigned consent). Ne deriva uno scenario piuttosto paradossale: nell'indagine, sei consumatori su dieci hanno dichiarato di sentirsi a disagio nel concedere l'accesso ai propri dati a un assistente AI, ma alla fine la maggioranza acconsente comunque per pura rassegnazione. È questa la conclusione di un'indagine condotta in sette mercati, alla quale hanno partecipato 11.000 persone, anche in Germania.
Pochi si sentono davvero a loro agio
Solo il 7% degli intervistati ha dichiarato di sentirsi pienamente a proprio agio nel garantire ad assistenti AI come ChatGPT un accesso illimitato ai propri dati. Un altro 17% concede l'accesso pur avendo dei dubbi. Questo significa che ci sono più persone che concedono l'accesso all'AI a malincuore. Questo schema attraversa generazioni e generi, ma varia da paese a paese.
Secondo lo studio, in Germania ci sono particolarmente molti consumatori con riserve: il 24% degli intervistati nel nostro paese ha dato una "concessione rassegnata". Negli Stati Uniti, ad esempio, la percentuale è solo del 10%. Allo stesso tempo, però, anche in Germania è il minor numero di utenti a rifiutare completamente l'AI: qui la percentuale è del 16% degli intervistati, mentre a livello internazionale la media è del 23%.
Grandi preoccupazioni per i dati finanziari
Le preoccupazioni sono particolarmente forti quando si tratta di dati finanziari (64%). Quasi un quarto degli intervistati (24%) preferirebbe rinunciare completamente a un prodotto AI piuttosto che concedergli l'accesso ai propri dati finanziari. Le concessioni rassegnate si verificano invece più spesso, ad esempio, per l'accesso dell'AI a calendari, e-mail o persino dati sanitari. In questi casi il disagio rimane, ma le richieste ripetute sembrano logorare molti utenti.
Il giudizio dello studio è chiaro: molte persone utilizzano l'AI e cedono i propri dati, ma una quota considerevole lo fa solo con disagio o per rassegnazione. Le aziende dovranno quindi lavorare ancora molto per ottenere dalle persone un consenso "onesto", dettato dalla convinzione. In caso contrario, l'AI rischia di incontrare problemi di accettazione duraturi.