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Il FMI avverte: l'IA è un “tsunami lente ma inesorabile” per le economie mondiali

Les Echos 13 ottobre 2026

Una tempesta in arrivo

Durante la sua prima intervista a Bangkok, Kristalina Georgieva ha paragonato l’intelligenza artificiale (IA) a “un tsunami che avanza lentamente, ma è un tsunami comunque”. Il paragone vuole sottolineare la duplice natura del fenomeno: da un lato la capacità di generare crescita e innovazione, dall’altro il potenziale di creare turbolenze strutturali nell’economia globale.

Effetti positivi sull’economia globale

Il più recente rapporto del FMI sulle prospettive economiche internazionali, pubblicato martedì, conferma che l’adozione su larga scala dell’IA ha sostenuto la crescita mondiale. Anche l’Organizzazione Mondiale del Commercio, nella sua nota della scorsa settimana, ha riconosciuto l’IA come “motore degli scambi” per la sua capacità di aumentare l’efficienza e la competitività.

Tuttavia, i benefici attualmente si concentrano in pochi paesi. Taiwan e Corea del Sud rappresentano il 62 % delle esportazioni di beni legati all’IA, mentre Stati Uniti e Cina assorbono più del 75 % delle importazioni di tali prodotti. Il divario tra le economie leader e quelle in via di sviluppo rischia quindi di allargarsi ulteriormente.

Una produttività in crescita

Il FMI stima che, a livello globale, la produttività — intesa come capacità di produzione di una persona — possa migliorare in modo significativo se l’IA viene implementata correttamente. Gli studi interni suggeriscono che l’IA potrebbe generare fino a mezzo punto percentuale di crescita mondiale aggiuntiva all’anno.

Georgieva ha illustrato il potenziale con un esempio concreto: “Passare dal 3 % al 3,5 % di crescita annua equivale, su un decennio, a creare un’economia pari alle dimensioni dell’ASEAN”. I 11 paesi dell’Associazione delle Nazioni del Sud‑Est Asiatico rappresentano circa il 3,6 % del PIL mondiale, secondo la Banca Mondiale.

Un’altra analisi, pubblicata lo scorso mese dal FMI, ha esaminato il numero di brevetti IA depositati dai paesi dell’OCDE tra il 2000 e il 2017. I risultati indicano che la produttività del lavoro è cresciuta dallo 0,8 % all’1,2 % in quel periodo, con prospettive di guadagni fino al 3,8 % a lungo termine.

Gli economisti del FMI osservano sistematicamente che l’IA generativa migliora le performance in settori quali:

    • redazione e copy‑writing,
    • programmazione,
    • servizio clienti,
    • consulenza,
    • pubblicità,
    • sanità.

Ad esempio, la produttività nel servizio clienti potrebbe aumentare dal 14 % al 15 %, con incrementi fino al 30‑35 % per i lavoratori meno esperti.

Ostacoli alla traduzione dei guadagni in produttività globale

Nonostante le prospettive, il FMI avverte che frizioni legate all’adozione dell’IA — come la carenza di formazione, i colli di bottiglia organizzativi e la necessità di investimenti in capitale immateriale — potrebbero ritardare la conversione dei guadagni marginali in un aumento della produttività aggregata.

Lavoro contro capitale

Georgieva ha anche lanciato un forte avvertimento: l’IA sta già riducendo la domanda di lavoro umano, automatizzando attività routinarie e ripetitive. Parallelamente, si osserva una crescita di impieghi poco retribuiti, soprattutto nei settori della costruzione, una tendenza che “non ha nulla di rassicurante”.

La direttrice del FMI ha sottolineato l’incertezza sul futuro del lavoro: “Non possiamo immaginare oggi come sarà il mercato del lavoro tra cinque anni”.

Giovani appena entrati in professioni esposte all’IA stanno già sperimentando un rallentamento delle assunzioni, secondo un’indagine dei Les Echos. Questo rende i neolaureati particolarmente vulnerabili.

Il FMI teme inoltre che l’IA possa accentuare le disuguaglianze, poiché i benefici finora sono concentrati in mani di pochi attori e in economie avanzate, nonostante un massiccio ciclo di investimenti a livello mondiale.

Implicazioni per le finanze pubbliche

Un altro punto critico per il Fondo è l’impatto dell’IA sulle entrate fiscali. Con una maggiore spinta verso il capitale e una riduzione della quota di lavoro — che oggi è la principale fonte di imposte — si corre il rischio di una erosione delle fiscali, aggravando il già elevato indebitamento di molti Stati industrializzati.

In sintesi, il FMI dipinge un quadro ambivalente: da un lato un potenziale “tsunami” di crescita e produttività, dall’altro una serie di sfide strutturali legate al mercato del lavoro, alla distribuzione dei benefici e alla sostenibilità dei bilanci pubblici. La chiave, secondo la direttrice Georgieva, sarà una governance internazionale capace di accompagnare l’adozione dell’IA con politiche di formazione, redistribuzione e regolamentazione adeguate.

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