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Il confine tra arte e inganno nel cinema con l'AI

AI Italia Blog 12 maggio 2026

Il cinema sta vivendo un momento di grande cambiamento, con l'introduzione dell'intelligenza artificiale (AI) nella post-produzione e nella creazione di personaggi virtuali. Questo ha sollevato molte domande sulla natura della realtà e sulla finzione, e ha portato a una ridefinizione dei confini tra arte e inganno.

Recentemente, i Golden Globe hanno stabilito una norma per cui gli attori devono essere "dimostrabilmente interpretati da esseri umani con il loro consenso" per essere eleggibili al premio. Ciò significa che le tecniche di post-produzione come il de-aging o le modifiche visive sono consentite, ma la recitazione AI e le sceneggiature devono essere 100% umane.

Il caso di Val Kilmer, che è stato ricostruito postumo in AI, ha sollevato questioni sulla quantità di girato e sull'intervento dell'AI nella post-produzione. Se l'attore avesse dato il suo consenso quando era in vita, ma non si tratta dell'essere umano originale, il film verrebbe comunque escluso dal premio Oscar.

La norma "et-et"

La norma per cui il ruolo deve essere "dimostrabilmente interpretato da esseri umani con il loro consenso" è una forma logica "et-et", che significa che entrambe le condizioni devono essere presenti e vere. Ciò significa che le riprese devono essere fatte su esseri umani e che queste riprese e la post-produzione annessa devono avvenire con il pieno consenso dell'attore.

Questo doppio aspetto "et-et" va a regolamentare esplicitamente casi come il recente film con Val Kilmer ricostruito postumo in AI. In questo caso, seppur avesse il consenso della famiglia e dell'attore quando era in vita, siccome non si tratta dell'essere umano originale, il film verrebbe comunque escluso dal premio Oscar.

Il caso Tilly Norwood

Tilly Norwood è un'attrice virtuale creata dall'azienda Particle6, fondata dall'attrice comica olandese Eline Van der Velden. Tilly è stata creata come un esempio di arte situazionista, ma ha sollevato questioni sulla finzione e la menzogna nell'epoca degli avatar AI e delle performance sintetiche.

Tilly è stata inserita dentro istituzioni progettate per esseri umani, come agenzie di talenti e premi cinematografici. Questo ha violato il presupposto che chi vi partecipa esista nel modo in cui esiste un'attrice, e ha portato a un'esclusione dai premi cinematografici.

La differenza tra finzione e menzogna

Quando leggiamo un romanzo o guardiamo un film, il terreno condiviso tra autore e pubblico include il presupposto "questo è finzione". È il patto che rende possibile la sospensione dell'incredulità senza inganno. Tuttavia, quando incontriamo un profilo su Instagram e quel profilo entra in un settore lavorativo esterno come il cinema, il common ground presuppone che dietro ci sia una persona non artificiale.

Tilly viola questa precondizione senza avvisare. Non è finzione condivisa, è un'asserzione implicita di esistenza che risulta falsa. Nasce su una menzogna, a differenza dell'arte, che è una falsità riconosciuta come tale, quindi non più mendace.

La perdita dell'aura

Il caso Tilly Norwood porta a galla un sistema mendace precedente, quello che Benjamin denunciò come perdita dell'aura. La replicabilità, la fotografia, la virtualità, la finzione cinematografica e oggi ancor più il social network avvicinano gli esseri umani a oggetti finti, più che finzionali, senza presenza ma con la pretesa di averla.

Pertanto, il loro universo è quello mendace, non quello dell'AI, in cui in realtà avrebbe più ragione di essere in quel posto di pixel e assenza. L'ingresso di oggetti più adeguati per quell'universo che abbiamo colonizzato in anni distar system ci scaraventa di fronte a una domanda che rende pragmatica l'epochè di Cartesio: come dimostro di avere più diritti e più esistenza di un qualcosa che mente meno di me?

In conclusione, il cinema sta vivendo un momento di grande cambiamento, con l'introduzione dell'intelligenza artificiale nella post-produzione e nella creazione di personaggi virtuali. Questo ha sollevato molte domande sulla natura della realtà e sulla finzione, e ha portato a una ridefinizione dei confini tra arte e inganno.

La norma per cui il ruolo deve essere "dimostrabilmente interpretato da esseri umani con il loro consenso" regola gli ambiti consentiti e quelli non ammessi, e il caso Tilly Norwood ha sollevato questioni sulla finzione e la menzogna nell'epoca degli avatar AI e delle performance sintetiche.

La perdita dell'aura e la replicabilità degli oggetti finti hanno portato a un sistema mendace, in cui gli esseri umani sono avvicinati a oggetti finti, più che finzionali, senza presenza ma con la pretesa di averla. Pertanto, è necessario ridesignare i confini tra arte e inganno, e riconsiderare la natura della realtà e della finzione nel cinema e nella società.

Le domande che ci poniamo sono: come possiamo distinguere tra finzione e menzogna? Come possiamo ridefinire i confini tra arte e inganno? Come possiamo riconsiderare la natura della realtà e della finzione nel cinema e nella società?

Sono domande complesse, e non ci sono risposte facili. Tuttavia, è importante continuare a esplorare e a discutere questi temi, per capire meglio la natura della realtà e della finzione, e per ridefinire i confini tra arte e inganno.

In ultima analisi, il cinema e l'AI possono lavorare insieme per creare nuove forme di arte e di finzione, ma è importante mantenere una chiara distinzione tra realtà e finzione, e tra arte e inganno. Solo così possiamo creare un nuovo linguaggio cinematografico che sia in grado di esprimere la complessità della nostra epoca.

In questo senso, il caso Tilly Norwood può essere visto come un esempio di come il cinema e l'AI possano lavorare insieme per creare nuove forme di arte e di finzione. Tuttavia, è importante mantenere una chiara distinzione tra realtà e finzione, e tra arte e inganno, per evitare di cadere nella menzogna e nella perdita dell'aura.

In conclusione, il cinema e l'AI possono lavorare insieme per creare nuove forme di arte e di finzione, ma è importante mantenere una chiara distinzione tra realtà e finzione, e tra arte e inganno. Solo così possiamo creare un nuovo linguaggio cinematografico che sia in grado di esprimere la complessità della nostra epoca.

Per questo, è importante continuare a esplorare e a discutere i temi della finzione e della menzogna, della realtà e della finzione, e del confine tra arte e inganno. Solo così possiamo capire meglio la natura della realtà e della finzione, e creare un nuovo linguaggio cinematografico che sia in grado di esprimere la complessità della

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