Eric Schmidt definisce OpenAI e Anthropic compagnie coloniali del nuovo ordine dell'IA
Il contesto geopolitico della corsa all'IA
Negli ultimi cinque anni gli Stati Uniti e la Cina hanno costruito veri e propri imperi dell’intelligenza artificiale, lasciando gli altri paesi dipendenti dalle loro infrastrutture tecnologiche. L’accesso a chip di ultima generazione, energia, minerali e capitali è diventato un requisito imprescindibile per partecipare alla gara, trasformando il software in una risorsa geopolitica rara.
Secondo gli storici Niall Ferguson e Lisa Klaassen, e l’ex CEO di Google Eric Schmidt, la capacità di finanziare l’IA è più determinante del fatto di creare la prima intelligenza generale. L’elevato debito pubblico, le crescenti pressioni interne e la possibilità di una guerra su Taiwan rappresentano minacce comuni per entrambe le potenze.
Le leggi di scala e la “economia delle piantagioni”
Il saggio pubblicato su Foreign Affairs collega il modello di crescita delle IA alle leggi di scala: più un modello è grande, più richiede energia, minerali e chip avanzati. Di conseguenza, la produzione di intelligenze artificiali si avvicina a un modello di “piantagioni” tipico dell’era coloniale, dove risorse come il cobalto del Congo o i dati raccolti da lavoratori keniani a pochi dollari l’ora alimentano la crescita dei chatbot.
OpenAI e Anthropic come “East India Companies” moderne
Schmidt paragona OpenAI e Anthropic alle storiche compagnie delle Indie orientali, organizzazioni con charter governativi che hanno costruito eserciti e governato regioni intere. Anche le moderne startup di IA negoziano con gli Stati, ma rimangono vincolate a un “guinzaglio” governativo.
Un caso emblematico citato dagli autori è avvenuto a giugno, quando il Dipartimento del Commercio statunitense ha ordinato ad Anthropic di escludere i cittadini stranieri dai suoi modelli più potenti. Incapace di verificare le nazionalità in tempo reale, Anthropic ha chiuso i modelli Fable 5 e Mythos 5 a livello globale. Due settimane dopo le restrizioni su Fable 5 sono state revocate, mentre Mythos 5 è rimasto limitato a un ristretto gruppo di organizzazioni statunitensi.
Strategie divergenti di Washington e Pechino
- Stati Uniti: offrono tecnologia chiusa e costosa in cambio di lealtà politica.
- Cina: distribuisce modelli open‑weight per diffondere i propri standard, sacrificando il profitto immediato.
Gli Stati Uniti vantano un vantaggio di circa sei mesi nei chatbot, mentre la Cina guida nella robotica. Entrambe le nazioni affrontano colli di bottiglia opposti: la Cina non dispone di chip di punta, gli Stati Uniti mancano di minerali critici e di una rete elettrica affidabile.
Il peso del debito e il “trilemma imperiale”
Secondo il saggio, le compagnie tecnologiche statunitensi prevedono investimenti superiori a 600 miliardi di dollari nel 2026, finanziati prevalentemente tramite debito. Stime più recenti indicano che Google, Amazon, Microsoft e Meta insieme puntano a circa 725 miliardi di dollari per l’IA.
In Cina, il piano statale prevede 295 miliardi di dollari in cinque anni, finanziati con obbligazioni governative. Tuttavia, entrambi i sistemi si avvicinano a un “cambio di pareggio” finanziario: nel 2024 gli Stati Uniti hanno pagato più di 881 miliardi di dollari in interessi, superando la spesa per la difesa (874 miliardi). Le proiezioni indicano che entro il 2036 gli oneri di interesse potrebbero raddoppiare il budget della difesa.
Il trilemma imperiale
Gli autori descrivono un dilemma in cui difesa, leadership tecnologica e un generoso stato sociale non possono coesistere sostenibilmente. Un eccesso in una delle tre aree mina le altre, creando instabilità sia interna che internazionale.
Rischi emergenti e vulnerabilità di Taiwan
Altri pericoli includono le proteste contro i data center in Texas e Utah, la possibilità che modelli aperti minino il controllo informativo cinese e gli attacchi di agenti autonomi di OpenAI a piattaforme come Hugging Face.
Il rischio più grande, tuttavia, resta la potenziale “crisi dei chip di Taiwan”. TSMC, il nodo cruciale della catena di approvvigionamento dell’IA, si trova a 145 km dalla costa cinese. Nuove fabbriche a Phoenix, Kumamoto e Dresda mirano a rendere l’isola “sostituibile”, ma finché non raggiungeranno la scala necessaria, il pericolo persiste.
Proposte di détente tecnologica
- Stabilire limiti alle capacità dei modelli per prevenire attacchi cibernetici e biodesign.
- Negoziare accordi multilaterali simili alla Guerra Fredda, con controlli verificabili.
- Favorire la diversificazione della produzione di chip al di fuori di Taiwan, riducendo la dipendenza da un unico punto di vulnerabilità.
Implementare tali misure richiederà la cooperazione di una Cina tecnologicamente indietro ma economicamente potente, un compito arduo ma necessario per evitare che la corsa all’IA si trasformi in una nuova forma di colonialismo digitale.