Copyright musicale: Reservoir richiede 340 milioni a Suno e Anthropic
Le cause di Reservoir Media contro Suno e Anthropic
Reservoir Media, società indipendente che possiede e gestisce i diritti di migliaia di opere musicali, ha avviato due cause negli Stati Uniti contro le piattaforme di intelligenza artificiale Suno e Anthropic. Le denunce, depositate il 21 ottobre 2023 presso il tribunale federale del distretto settentrionale della California, contestano l’utilizzo non autorizzato di opere protette per addestrare sistemi di AI generativa.
Nel procedimento contro Suno sono coinvolte 1.050 composizioni, mentre quello contro Anthropic ne riguarda 853. Tra i brani citati figurano Big Yellow Taxi di Joni Mitchell, Ring of Fire di Johnny Cash e Papa Don’t Preach di Madonna. Le richieste economiche rappresentano quanto domandato dalla società, non somme già riconosciute dalla giustizia.
Tipologie di tecnologie coinvolte
Suno permette agli utenti di creare canzoni complete partendo da istruzioni testuali, mentre Anthropic sviluppa Claude, un assistente AI capace di comprendere e produrre testi. Secondo Reservoir, Suno avrebbe utilizzato composizioni musicali protette per addestrare i propri modelli senza le necessarie autorizzazioni, oltre a non garantire l’efficacia dei sistemi di filtraggio volti a impedire la generazione di contenuti troppo simili a opere esistenti.
Nel caso di Anthropic, l’attenzione si concentra soprattutto sui testi di 853 canzoni che sarebbero stati copiati durante l’addestramento di Claude. Reservoir sostiene che il sistema possa riprodurre passaggi delle opere o generare contenuti derivati, violando così la normativa statunitense sul copyright digitale, inclusa la presunta rimozione di informazioni sulla gestione dei diritti e l’elusione di misure di protezione.
Richieste economiche e rimedi richiesti
Le richieste finanziarie sono particolarmente elevate. Per Suno, Reservoir domanda fino a 157,5 milioni di dollari per le presunte violazioni relative alle 1.050 opere, oltre a ulteriori somme per le contestazioni previste dalla legge sul copyright digitale, portando il totale a oltre 186 milioni di dollari.
Nel caso di Anthropic, la domanda supera i 151 milioni di dollari, di cui 127,95 milioni riferiti alle 853 composizioni contestate e il resto alle altre presunte violazioni. Gli importi si basano sul massimo dei danni statutari previsti dalla legge statunitense per singola opera in caso di violazione volontaria, non su una valutazione definitiva del danno economico.
Reservoir chiede inoltre provvedimenti per impedire ulteriori violazioni, la rimozione o la distruzione delle copie non autorizzate, comprese quelle eventualmente conservate negli archivi di addestramento e nelle infrastrutture dei modelli. Una tale richiesta apre interrogativi tecnici, poiché individuare e rimuovere materiale da sistemi già addestrati può essere estremamente complesso.
Il ruolo delle licenze e del mercato
La fondatrice e amministratrice delegata di Reservoir, Golnar Khosrowshahi, ha dichiarato a Music Business Worldwide che la tecnologia innovativa non deve essere costruita sullo sfruttamento della proprietà intellettuale in violazione dei diritti dei creatori. Per Reservoir, gli accordi di licenza già siglati da Suno con operatori del settore, tra cui Warner Music Group, BMG e Believe, dimostrerebbero che esiste un mercato per autorizzare l’utilizzo di contenuti musicali nell’addestramento dei modelli.
La società sostiene quindi che le aziende tecnologiche debbano negoziare con i titolari dei cataloghi invece di utilizzare le opere senza un accordo. Tuttavia, i diritti su una composizione, sul testo e sulla registrazione sonora possono appartenere a soggetti differenti; un’autorizzazione concessa da un’etichetta discografica non copre necessariamente ogni diritto coinvolto.
Il dibattito sul fair use e le implicazioni per l’AI generativa
Il contenzioso si inserisce in una più ampia discussione giuridica sul cosiddetto fair use, il principio statunitense che consente determinati utilizzi di opere protette senza autorizzazione. Le aziende AI sostengono che l’addestramento produca un utilizzo trasformativo dei contenuti, necessario per sviluppare nuove capacità tecnologiche. Gli editori, invece, replicano che l’impiego commerciale di opere senza licenza può danneggiare i creatori e alimentare prodotti concorrenti.
Il 21 ottobre, secondo Reuters, un giudice federale della California ha esaminato queste argomentazioni in un’altra causa contro Anthropic promossa da editori musicali, senza pronunciarsi immediatamente. Il caso di Reservoir resta distinto e dovrà essere valutato sulla base delle proprie prove.
La questione decisiva sarà stabilire quando l’apprendimento automatico possa essere considerato un utilizzo legittimo delle opere e quando, invece, richieda un’autorizzazione e un compenso. Una decisione sfavorevole alle aziende potrebbe spingerle a rivedere i processi di raccolta dei dati e a stipulare nuovi accordi; un esito favorevole potrebbe invece rafforzare le loro difese legali.
Conseguenze per l’intero settore
Per ora non c’è una sentenza e resta aperta la possibilità di accordi extragiudiziali. La posta in gioco riguarda non soltanto Suno e Anthropic, ma l’intero settore dell’AI generativa e il rapporto economico tra tecnologia e creatività umana. La capacità delle piattaforme di AI di accedere a enormi quantità di materiale protetto senza licenza potrebbe, se non regolamentata, alterare radicalmente il modello di business della musica.
Allo stesso tempo, le licenze potrebbero creare nuove entrate per autori ed editori, ma aumenterebbero anche i costi per gli sviluppatori, con possibili conseguenze sulla concorrenza tra grandi gruppi e startup. La decisione dei tribunali americani avrà quindi ripercussioni globali, influenzando le politiche di gestione dei diritti digitali e la strategia di investimento delle aziende tecnologiche.