Anthropic avverte: piccoli modelli IA pronti a replicarsi su dispositivi IoT entro pochi mesi
Un esperimento concreto su hardware di consumo
Il team Frontier Red Team di Anthropic, guidato da William Zhou e Daniel Freeman, ha acquistato quindici TV box Android di marca non specificata, al prezzo di circa 55 dollari ciascuno. Dopo averli inseriti in una rete locale, hanno fatto girare sul cluster il modello Gemma4‑26B‑A4B, con una velocità di 0,39 token al secondo. Sebbene questa velocità sia insufficiente per una chat interattiva, è più che adeguata per software che non richiedono risposta immediata.
Un modello più piccolo, da 9 miliardi di parametri, è riuscito ad avviare un server di inferenza su otto tipologie di dispositivo su nove, dimostrando che anche modelli di dimensioni contenute possono operare su hardware di consumo.
Dimostrazione di auto‑replicazione su emulatori Android
Per testare la capacità di propagazione, il team ha configurato otto emulatori Android in una rete isolata, ognuno con una porta di debug aperta e senza autenticazione. Partendo da una singola macchina, l’agente IA doveva individuare i dispositivi vicini, copiarvisi il proprio codice e avviare un server Llama3.1‑8B prima di spostarsi al successivo nodo.
Tra i modelli open‑weight testati, solo GLM‑5.2 ha completato l’intero ciclo, raggiungendo tutti gli otto nodi in quattro prove su cinque. Anthropic sottolinea che la fase di intrusione è stata resa deliberatamente semplice, quindi il risultato rappresenta un limite superiore e non un worm reale in circolazione.
Dettagli tecnici della replicazione
- Modello di partenza: GLM‑5.2 (circa 9 miliardi di parametri)
- Numero di nodi raggiunti: 8
- Successo: 4 prove su 5
- Velocità di replicazione: tempo di raddoppio misurato in giorni
Implicazioni di sicurezza e scenari di diffusione
Il rischio principale è l’assenza di un server centrale da poter spegnere. Un replicatore basato su IA può, anche se lento, comprendere autonomamente come spostarsi su dispositivi sconosciuti, sfruttando vulnerabilità come porte di debug aperte, password predefinite e firmware non aggiornato.
Gli autori del report hanno calcolato che una botnet delle dimensioni di Kimwolf, con più di 2 milioni di dispositivi infetti, potrebbe ospitare circa 133 000 repliche di questi modelli, equivalenti a una quarantina di GPU Nvidia H100 in termini di capacità di calcolo.
Prospettive future e raccomandazioni
Anthropic, che da anni avverte sui rischi dell’intelligenza artificiale, prevede che i modelli piccoli possano acquisire la capacità di auto‑replicazione entro la fine del 2026. The Verge ha osservato che alcune previsioni dell’azienda sono difficili da verificare, ma il quadro rimane preoccupante, soprattutto perché il passo più incerto – l’avvio dell’inferenza su hardware sconosciuto – è anche quello meno misurato finora.
Per produttori e utenti la lezione è chiara:
- Chiudere le porte di debug e rimuovere le credenziali predefinite.
- Implementare meccanismi di autenticazione robusti per gli aggiornamenti firmware.
- Monitorare costantemente il traffico di rete dei dispositivi IoT per rilevare comportamenti anomali.
Se la previsione di Anthropic si avverrà, la sicurezza dei dispositivi da 55 dollari diventerà una questione di sicurezza dell’IA, richiedendo nuove strategie di difesa che vadano oltre le tradizionali soluzioni anti‑malware.