AI nelle imprese: perché i progetti non superano l’ultimo miglio
L’adozione dell’intelligenza artificiale (IA) nelle imprese è ormai una realtà consolidata, ma i risultati concreti rimangono spesso limitati all’incremento della produttività individuale. L’effetto “ultimo miglio” indica la difficoltà di trasformare tali guadagni in valore economico sostenibile per l’intera organizzazione. Questo fenomeno nasce da una combinazione di fattori tecnici, culturali e strutturali che, se non affrontati, impediscono alla tecnologia di integrarsi pienamente nei processi aziendali.
Contesto globale e discontinuità tecnologiche
Le discontinuità tecnologiche e scientifiche hanno sempre accompagnato i grandi cambiamenti storici, spesso accompagnate da paradossi e contraddizioni. L’IA, destinata a modificare strutture fisiche e mentali, si inserisce in un periodo di frattura globale, definito “fractured age” (Wolf, 2026; Shearing, 2026). Dal 2025 si è registrato il più elevato numero di conflitti dalla seconda guerra mondiale (Fig.1)[1], segnalando una possibile “fine della globalizzazione come l’abbiamo conosciuta” (Pisani‑Ferry, 2021). La frammentazione dei conflitti genera profonde implicazioni sistemiche per l’assetto politico‑strategico e socio‑economico, mettendo in discussione le gerarchie egemoniche del dopoguerra.
Il paradosso dell’investimento in IA
Le imprese, guidate da pressioni competitive e da programmi di innovazione, hanno destinato risorse ingenti all’IA, spesso senza una visione integrata del valore di rete. Università di Firenze, BABEL – Blockchain and Artificial intelligence for Business, Economics and Law, evidenziano che la produttività individuale non si traduce automaticamente in valore collettivo. La mancanza di un “design thinking” sistemico porta a sperimentazioni isolate, in cui le soluzioni vengono sviluppate in silos senza allineamento con la strategia aziendale o con le dinamiche della catena del valore.
Fattori che ostacolano l’ultimo miglio
Le cause principali del fallimento nel superare l’ultimo miglio possono essere raggruppate in quattro macro‑aree:
- Debito culturale: resistenza al cambiamento, mancanza di alfabetizzazione digitale e di competenze trasversali.
- Conoscenza tacita: difficoltà a codificare e trasferire il know‑how esperienziale all’interno di modelli algoritmici.
- Architetture incoerenti: sistemi legacy incompatibili con le piattaforme IA, che generano inefficienze e costi di integrazione elevati.
- Sperimentazioni isolate: progetti pilota senza un piano di scaling, che rimangono confinati a dipartimenti specifici.
Il ruolo delle big tech e della geopolitica
Parallelamente, le big tech, soprattutto gli hyperscaler, forniscono infrastrutture fisico‑cibernetiche (data server, potenza computazionale, cloud) che diventano la spina dorsale della nuova economia digitale. La loro influenza si intreccia con le dinamiche geopolitiche: le tensioni tra USA, Iran e altri attori emergenti creano asimmetrie di potere tecnico‑economico. Le grandi istituzioni finanziarie e i gruppi sostenuti dalla nuova Presidenza USA (Volpi, 2025) amplificano ulteriormente questa dipendenza, generando un ecosistema dove il controllo delle risorse digitali è cruciale per la sovranità nazionale.
Governance digitale e interregno
Il problema della governance digitale è emblematico di un “interregno” gramsciano, in cui il vecchio ordine muore e il nuovo non è ancora nato (Gramsci, 1975: 378). Le divergenze di vedute tra USA, Europa e Cina sulla regolamentazione dei dati, sulla responsabilità algoritmica e sul rispetto dei diritti digitali dimostrano la mancanza di un quadro globale condiviso. Questo vuoto normativo ostacola la standardizzazione delle pratiche IA e alimenta ulteriori disomogeneità tra le imprese di diversi Paesi.
Implicazioni per le catene del valore
Le catene del valore, soprattutto quelle strategiche legate all’infrastruttura materiale del pianeta, subiscono un profondo sconvolgimento. Le guerre in corso minacciano le forniture di risorse essenziali, dal cibo alle materie prime, creando una vulnerabilità sistemica. Come ha sottolineato il segretario generale dell’ONU (UN News, 2026), le interruzioni nelle sub‑forniture globali di cibo rappresentano una delle più gravi minacce per l’umanità. L’uso intensivo di risorse planetarie, combinato con l’IA, accelera il rischio di crisi energetiche, climatiche e geopolitiche.
Strategie di riprogettazione integrata
Per superare l’ultimo miglio è necessario un approccio olistico che riconsideri strategia, processi, organizzazione e valore. Si suggeriscono tre linee d’azione fondamentali:
- Riprogettazione strategica: definire obiettivi di valore condivisi, allineando gli investimenti IA con la mission aziendale e con le dinamiche di mercato.
- Riorganizzazione dei processi: creare piattaforme interoperabili, eliminare i silos e favorire il flusso di dati trasversale tra unità operative.
- Rinforzo culturale: avviare programmi di up‑skilling, promuovere la cultura dei dati e incentivare la collaborazione interdisciplinare.
Prospettive future e conclusioni
L’ambiente globale attuale, caratterizzato da entropia crescente, feedback multipli e una rete fisico‑cibernetica pervasiva, richiede una risposta coordin