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AI e sicurezza sul lavoro: Quando la tecnologia protegge e quando sorveglia

Agenda Digitale 11 giugno 2026

L’intelligenza artificiale (AI) nell’ambito della sicurezza sul lavoro sta trasformando radicalmente il modo in cui si gestiscono i rischi, si prevedono gli incidenti e si proteggono i lavoratori. Da un lato, la tecnologia offre strumenti di prevenzione avanzata e di monitoraggio in tempo reale; dall’altro, introduce questioni di sicurezza, privacy, sovra-sorveglianza e responsabilità, che richiedono un’attenta regolamentazione.

Sorveglianza attiva e prevenzione intelligente

Gli impianti di intelligenza artificiale applicati alla gestione della sicurezza su luoghi di lavoro sono progettati per analizzare continuamente dati provenienti da sensori, telecamere, dispositivi IoT (Internet of Things) e, in alcuni casi, da wearable (indumenti o dispositivi indossabili). Questi dati permettono di intercettare condizioni pericolose prima che causino un’emergenza.

Un esempio concreto è il settore dell’edilizia, in cui l’AI analizza movimenti, posture e distanze di lavoratori per rilevare rischi come sforzi muscolari eccessivi o contatti pericolosi con macchinari in funzione. I sistemi AI sono in grado di fornire avvisi immediati e, in alcuni casi, di arrestare meccanismi che potrebbero rappresentare minacce incombenti per il lavoratore.

La protezione dei lavoratori versus la sorveglianza invasiva

Mentre l’AI ha dimostrato di salvare vite, essa solleva anche dubbi circa l’invadenza che assume nel quotidiano dei lavoratori. Si parla infatti di “surveillantia” (osservazione sistematica, non necessariamente ostile), che può trasformarsi in controllo eccessivo, specialmente quando manca una chiara distinzione tra monitoraggio utile alla sicurezza e controllo disciplinare.

Un caso inquietante è rappresentato dagli algoritmi di AI che analizzano le espressioni facciali dei lavoratori al fine di interpretare lo stress, la concentrazione o la fatica. Questi strumenti, pur nati con buone intenzioni, se non regolamentati, possono diventare strumenti di controllo psicofisico. C’è quindi il rischio che la tecnologia, anziché proteggere, imponga un’ulteriore pressione sui lavoratori.

Governance legale: la sfida di un quadro coerente

Per bilanciare l’uso delle tecnologie AI in ambito lavorativo, è essenziale disporre di una governance legale solida, che si confronti con le normative esistenti e le nuove sfide tecnologiche. Il D.Lgs. 81/2008 (Decreto Legislativo sulla salute e sicurezza sui luoghi di lavoro), il GDPR (Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati), lo Statuto dei Lavoratori, le linee guida dell’AI Act dell’UE, nonché le norme tecniche di settore, devono dialogare tra loro in un’ottica integrata.

Il GDPR, ad esempio, introduce il principio di “privacy by design”, richiedendo che i sistemi di raccolta dati siano progettati con la protezione dei dati personali fin dalla fase di sviluppo. Al contempo, l’AI Act introduce principi di trasparenza e non-discriminazione per gli algoritmi utilizzati. L’unione di questi quadri normativi non è mai scontata, richiedendo un’accurata valutazione delle interazioni tra di loro.

Piani di responsabilità e accountability

Uno dei grandi interrogativi dell’uso dell’AI in contesti lavorativi è quello della responsabilità. Quando un incidente si verifica nonostante l’uso di sistemi AI progettati per ridurlo, chi risponde? E chi decide chi è responsabile quando un algoritmo sbaglia?

In molti casi, l’uso di AI introduce una responsabilità distribuita tra aziende, fornitori di tecnologia, sviluppatori di algoritmi e stesse tecnologie esecutive. Per gestire questa complessità si parla sempre più di “accountability by design”, ovvero la costruzione di sistemi tecnologici in grado di mantenere tracce documentali chiare che possano essere utilizzate in contesti giuridici o di responsabilità civile.

Un esempio: AI nella logistica

La logistica è uno dei settori dove l’AI ha avuto un impatto significativo in termini di sicurezza. I magazzini automatizzati sono dotati di sistemi di visione artificiale e riconoscimento di movimenti per evitare collisioni tra macchinari o incidenti per carico non controllato. Tuttavia, in alcuni casi, i lavoratori vengono sottoposti a sistemi di valutazione basati su prestazioni AI-driven che, se non regolamentate, possono diventare discriminatorie.

In contesti internazionali, l’AI non solo protegge i lavoratori, ma in alcune realtà può diventare strumento di selezione, discriminazione o manipolazione. È qui che entra in gioco il ruolo della trasparenza: ogni sistema che influisce sulla salute o sulla dignità dei lavoratori deve essere spiegabile, verificabile e, dove possibile, contestabile.

Persone, processi e formazione: i tre pilastri della transizione responsabile

Per implementare un uso responsabile dell’AI nella sicurezza sul lavoro, non basta l’adeguamento legislativo: serve anche un piano complessivo che coinvolga le persone, i processi organizzativi e la formazione. I lavoratori devono essere istruiti non solo sull’uso della tecnologia, ma anche sull’importanza che hanno nella protezione della loro privacy e della loro salute.

Un esempio concreto in questo senso è l’inserimento nell’ambito del DUVRI (Documentazione Unica di Valutazione dei Rischi Interferenziali) di sezioni dedicate alla gestione degli scenari AI-dependent, nonché la formazione mirata dei lavoratori sull’utilizzo corretto dei dispositivi e sull’interazione con i sistemi tecnologici che saranno parte della loro quotidianità.

Lavori futuri: progettare una tecnologia a misura di persona

Il futuro dell’AI nella sicurezza del lavoro dipende non solo da algoritmi più avanzati, ma da un approccio etico e umanocentrico che valorizzi il lavoratore come soggetto. Significa anche progettare tecnologie che siano inclusive, accessibili e trasparenti. La transizione digitale non deve essere una transizione che pone i lavoratori in posizioni vulnerabili, ma un’opportunità per potenziare i loro diritti e la loro protezione.

Carlo Impalà, Partner di Morri Rossetti & Franzosi, sottolinea che l’avanzamento tecnologico in materia di AI richiede un’equilibrio preciso tra innovazione e tutela. Per lui, la collaborazione tra le aziende, il legislatore e i lavoratori stessi è necessaria affinché ogni tecnologia introdotta non diventi un ris

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