AI Agenti, Gartner avverte: 234 miliardi a rischio nel Saas
Nel prossimo decennio, una quota significativa dei 234 miliardi di dollari spesi in abbonamenti Saas potrebbe subire un cambiamento radicale grazie all’agentic AI. Secondo un’analisi di Gartner, questi agenti intelligenti autonomi potrebbero erodere il modello tradizionale di licenza Saas, che oggi si basa sull’accensione di interfacce software da parte degli utenti.
Un modello economico in trasformazione
Attualmente, la maggior parte del Saas viene finanziato sulla base del numero di posti venduti (seat-based pricing). Ma questo equilibrio si sta rompendo man mano che aziende come Microsoft, Salesforce, ServiceNow e Workday integrano agenti AI in grado di svolgere autonomamente un’ampia gamma di attività. Gartner osserva che, entro il 2030, fino al 20% della spesa Saas per applicazioni enterprise sarà messo a rischio da questo fenomeno.
L’AI agentica non sostituisce completamente l’utomo; piuttosto ne ridefinisce il ruolo. Se prima l’interfaccia era il cuore del sistema e l’utente un metro di riferimento per i ricavi, oggi l’automatismo e la capacità di agire su diversi sistemi sono i nuovi punti di forza.
Il concetto di “agentic arbitrage”
Il termine “agentic arbitrage” indica esattamente questo spostamento: un vantaggio economico generato quando un agente AI completa un compito in diversi ambienti software senza l’intervento diretto dell’utente. L’oggetto principale non è più l’interfaccia, ma il risultato. Il valore si sposta dal click al completamento del flusso.
Se per anni i vendor hanno monetizzato sugli accessi, i moduli e le funzioni aggiuntive, oggi la promessa dell’agente intelligente è una completa autonomia operativa, con meno accessi, meno clic e meno intervento umano necessario.
Una spinta da parte dei buyer
Il cambiamento non arriva soltanto da chi produce software, ma da chi lo acquista. Le aziende buyer stanno richiedendo risultati misurabili e non solo nuove funzionalità da aggiungere al software esistente. Cerca una maggiore continuità fra sistemi, meno errori e un minor tempo dedicato ai processi repetitivi.
Il dibattito attorno all’AI agentica non è solo tecnologico ma economico. I modelli Saas tradizionali si basavano su una crescita lineare: più utenti, più abbonamenti, più ricavi. L’agentic AI introduce un fattore di non linearità: un singolo agente può sostituire parte del lavoro di molti utenti.
Una governance critica
Nel report “State of AI trust in 2026” di McKinsey, basato su 500 intervistate tra dicembre 2025 e gennaio 2026, emerge che l’adozione aumenta ma il controllo delle capacità di AI resta un problema centrale. Le organizzazioni devono affrontare questioni nuove: autorizzazioni, tracciabilità, integrazione, governance. Un agente non può funzionare correttamente senza un contesto istituzionale chiaro.
Lo Stanford HAI AI Index 2026 conferma che l’AI entra ormai nei processi operativi di tante aziende. Anche se gli agenti autonomi sono ancora in fase iniziale, il loro ritmo di crescita appare accelerato.
I fornitori rispondono all’evoluzione
Microsoft ha lanciato nel 2026 la “Frontier Suite” e ha reso disponibile Agent 365. Ha anche rafforzato Microsoft 365 E7, un bundle che unifica E5, Copilot, Entra Suite e Agent 365. L’annuncio è chiaro: la monetizzazione si sposta verso suite più ampie e non solo verso l’aggiunta di singole funzioni.
Salesforce ha rilanciato il concetto di “Agentic Enterprise” offrendo nuove capacità di collaborazione tra agenti e umani in dati, automazione e CRM. Mentre il gruppo ha costruito parte del successo sul pricing per utente, ora sta spingendo forte per la gestione automatizzata end-to-end.
ServiceNow, per parte sua, cerca di diventare la backbone operativa di questi agenti con Action Fabric, piattaforma aperta ad agenti costruiti anche all’esterno. L’obiettivo sembra chiaro: difendere i margini sostenendo la logica del workflow e non dei singoli accessi.
Workday e nuove frontiere
Anche Workday si muove a suo modo. La società ha lanciato nel giugno 2026 nuovi strumenti per costruire, connettere e verificare agenti in HR, finanza e IT. La sua visione punta a ridefinire il rapporto tra processo e applicazione, con il vantaggio che si sposta da un prodotto a un flusso eseguito.
Un cambio di paradigma
I vendor incumbent, quelli che hanno costruito un modello economico sulla presenza continua dell’utente, rischiano di perdere terreno. Gartner avverte che questi potranno subire un impatto diretto. Al contrario, si aprono opportunità per i nuovi entranti: provider di servizi e startup AI-native che possono ridisegnare i workflow e farsi pagare per il risultato.
Secondo Gartner, la partita si gioca su quattro aree chiave:
- Orchestrazione cross-system
- Memoria aziendale
- Contesto sul cliente/processo
- Capacità di azione su processi autonomi
Chi controlla questi quattro aspetti ha la chiave per governare i nuovi workflow. Le aziende che riescono a integrare agenti capaci di muoversi autonomamente fra applicazioni diverse, mantenere il contesto aziendale e completare interi processi saranno le più competitive.
Un mercato in transizione
I cambiamenti apportati dall’agentic AI influiscono non solo sui ricavi, ma anche sulla governance aziendale. Gli agenti non sono più semplici assistenti tecnici: diventano parte integrante del processo decisionale aziendale.
Il futuro del software non dipenderà tanto dal numero di accessi, né dal design delle interfacce, ma dalla capacità di agire, controllare e ottimizzare flussi complessi in tempo reale. Questo spiega perché Gartner parla di “metamorfosi” e non di crisi. Il Saas evolve, non scompare.
Man mano che l’agentic AI si affermerà, i budget aziendali saranno spostati verso risultati misurabili, processi automatizzati e una governance più avanzata. E i fornitori che sanno anticipare questa transizione troveranno un terreno fertile per crescere non solo in termini monetari, ma in termini di valore per il cliente.