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400 Giornali Protestano Contro OpenAI e Microsoft per Scarpatura Non Autorizzata

Punto Informatico 25 giugno 2026

Una coalizione di editore che possiede quasi 400 giornali ha presentato una seria causa contro le aziende OpenAI e Microsoft. L’accusa principale concerne l'utilizzo non autorizzato di articoli, reportage e contenuti protetti da paywall per addestrare sistemi AI come ChatGPT e Copilot.

Un'Accusa Importante per il Settore Editoriale

Gli editori sostengono che le grandi aziende di intelligenza artificiale abbiano copiato contenuti protetti e a pagamento, come articoli dietro paywall, depositando i dati sui propri server senza autorizzazione. La coalizione ha depositato la causa presso il Tribunale distrettuale degli Stati Uniti per il Distretto meridionale di New York, chiedendo risarcimenti e un'ingiunzione per presunte violazioni di copyright.

I danni legali chiesti vanno oltre l’individuale interesse economico: i giornalisti spiegano che non ricevere una compensazione adeguata rappresenta uno svantaggio crescente. Il valore dei dati, fondamentali per gli sviluppatori dell’AI, è stato accumulato grazie all’opera editoriale a costo zero per le aziende in causa.

Risposta di OpenAI e Microsoft

Il portavoce di OpenAI, Drew Pusateri, ha commentato la vicenda dichiarando che i modelli AI sono addestrati su dati pubblicamente disponibili, e quindi l’uso avrebbe carattere legittimo per via del “fair use”. Tuttavia, la logica dietro a questa difesa presenta contraddizioni, in particolare per quanto riguarda i contenuti dietro paywall, che per definizione non sono accessibili in maniera gratuita per chiunque.

La coalizione evidenzia che i dati copiati erano spesso protetti, e che la loro raccolta non rispettava le restrizioni legali e commerciali previste. Questo rappresenta per gli editori una seria violazione non solo etica, ma anche legalmente riconoscibile.

Conseguenze per il Giornalismo Locale

I giornali locali, ormai da anni in sofferenza a livello di ricavi, temono che il boom delle intelligenze artificiali possa rappresentare una minaccia esistenziale. Quando un contenuto editoriale è utilizzato per addestrare un chatbot, il circolo vizioso si crea: i potenziali lettori ricevono risposte direttamente da ChatGPT, evitando di visitare i siti dei giornalisti.

Nel momento in cui vengono meno le visite, anche la pubblicità e i profitti si riducono. La conseguenza è che si dimezza o si smette del tutto di assumere giornalisti, causando un ulteriore calo di qualità e quantità del contenuto prodotto. Una spirale negativa che ha conseguenze a catena per l’intero settore.

Casi Precedenti e la Necessità dell’Unione

Il caso degli editori contro OpenAI e Microsoft non è esclusivo. In passato, otto giornali hanno già presentato una causa simile. Il New York Times ha avviato un processo autonomo. Anche CNN e Getty Images hanno lanciato azioni legali contro aziende AI come Perplexity e Stability AI.

Gett Images ha, tuttavia, concluso accordi con alcune piattaforme AI. Questi esempi evidenziano una tendenza nel settore dell’editoria: le aziende che riescono a negoziare accordi ricevono vantaggi significativi. Quelle che non lo fanno rimangono esposte a sfruttamenti potenzialmente gratuiti.

Il Significato di Coesione tra Editori

La coalizione di 400 giornali rappresenta uno sforzo unico nel suo genere. Essa serve come preavviso per gli altri editori: unire le forze per proteggere il proprio lavoro o correre il rischio di essere esclusi dal mercato AI. È evidente, dunque, l’esigenza di fare rete e di adottare una strategia unitaria per affrontare l’utilizzo illegittimo dei contenuti editoriali da parte di aziende di AI.

Fonte e Contesto

La notizia è stata riferita da Bloomberg Law, una delle fonti più affidabili nel settore finanziario e legale internazionale. Questo caso evidenzia un dibattito sempre più acceso sulle implicazioni legali dell’uso dell’AI e sull’etica nel trattamento dei contenuti prodotti da editori.

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